Consiglio d’Europa: Strasburgo, 50° status di Osservatore della Santa Sede. Etica e valori spirituali, ruolo della Chiesa cattolica

(Strasburgo) “I valori spirituali sono parte integrante della riflessione sulle sfide che gli sviluppi nel campo biomedico rappresentano a livello individuale e sociale”. Laurance Lwoff, responsabile dell’unità sulla bioetica del direttorato generale sui diritti umani e stato di diritto nel quadro del Consiglio d’Europa, è intervenuta nel momento dedicato all’etica nel contesto del convegno “Costruire insieme l’Europa”, che a Strasburgo si sta svolgendo per il 50° anniversario dello status di Osservatore della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. Lwoff ha evidenziato come la Chiesa cattolica con la sua riflessione sulla bioetica abbia contribuito, a volte in modo critico, ai temi legati all’origine e alla fine della vita in cui “la partecipazione della Santa Sede è stata particolarmente attiva”. La “riflessione multidisciplinare e pluralista che caratterizza la bioetica è fondamentale”, ha concluso Lwoff, “come lo è il dialogo aperto su queste questioni, più che mai attuali, per promuovere ciò che è veramente progresso per gli esseri umani e per proteggere i valori che formano la nostra identità comune”. Marie-Jo Thiel, medico e già membro del Gruppo europeo di etica (Gee) della Commissione europea, ha raccontato la propria esperienza in questo contesto, evidenziando la necessità che la teologia sia presente nei dibattiti bioetici, a fronte della “discriminazioni della libertà religiosa” mosse da coloro che pretendono una riflessione etica “neutra e a-confessionale”. La Chiesa cattolica e la teologia in particolare non hanno bisogno di un “invito speciale” in questi contesti, perché “condividono la preoccupazione per l’umano”.
Nella tavola rotonda, padre Fabio Baggio (sottosegretario alla Sezione per migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio allo sviluppo umano integrale) ha invece ripercorso l’esperienza della Santa Sede nei negoziati dei “global compacts” su rifugiati e migranti, definendoli un “passo storico nella solidarietà” e sottolineando la necessità di “guardare oltre”, adesso, per garantirne l’approvazione e la loro implementazione da parte degli Stati.

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