Minori area penale esterna: garante infanzia, dopo incontri in 8 città un documento di ascolto e proposta sui diritti di questi ragazzi

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) ha incontrato i ragazzi che hanno commesso un reato e che sono seguiti dagli uffici di servizio sociale del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia. Si tratta dei minorenni in “area penale esterna”, vale a dire ragazzi e ragazze in attesa di processo o sottoposti a misura cautelare non detentiva o che beneficiano della messa alla prova oppure quelli condannati che usufruiscono di una misura alternativa o sostitutiva alla detenzione.
Dall’ascolto dei giovani, dei magistrati, dei funzionari dei servizi sociali e degli operatori dei centri di giustizia minorile sono emersi elementi di criticità ai quali l’Autorità ha cercato di dare una risposta con una serie di raccomandazioni. Le indicazioni sono contenute nella pubblicazione “AgiAscolta. I diritti dei ragazzi di area penale esterna. Documento di ascolto e proposta”.
Gli incontri sono avvenuti in otto città italiane: Torino, Milano, Venezia, Roma, Perugia, Napoli, Reggio Calabria e Palermo (compresa la sezione di Trapani). Hanno partecipato da un minimo di 10 a un massimo di 15 giovani con procedimento penale in corso o appena concluso. Tre gli aspetti indagati dall’Autorità: la fase processuale (ingresso nel circuito penale, impatto con le forze dell’ordine, rapporti con l’autorità giudiziaria, presa in carico dei servizi minorili della Giustizia), la costruzione del progetto educativo di ciascun ragazzo e il rapporto con la famiglia e il territorio.
Tra le raccomandazioni figurano quelle volte ad assicurare “ascolto adeguato e una comprensibilità maggiore, per i ragazzi, dei ruoli, dei meccanismi e della terminologia del processo penale minorile”. Chiesto anche “un trattamento da parte delle forze dell’ordine e degli operatori coerente con i principi e diritti previsti dalla Convenzione di New York”. Occorrono, secondo l’Autorità garante, “maggiori risorse per il personale e per le politiche di prevenzione e sostegno della famiglia e delle genitorialità”.
Ancora, “è necessario dotare le forze dell’ordine di idonei strumenti per valutare l’opportunità o meno di riaffidare il minorenne ai genitori, quando la famiglia abbia legami persistenti con la criminalità organizzata”. Sollecitata, infine, “l’attivazione di forme di collaborazione tra istituzioni che consentano la segnalazione precoce delle situazioni di abbandono e dispersione scolastica, come anche la promozione di percorsi di consapevolezza digitale nelle scuole e di programmi per la prevenzione del bullismo”.

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