Siria: mons. Nassar (Damasco), “la crisi delle banche libanesi travolge anche i siriani”

La crisi dell’economia e del sistema bancario libanese sparge i suoi effetti devastanti anche tra la già martoriata popolazione siriana, colpendo in particolare le tante famiglie della Siria che durante la guerra avevano provato a mettere in salvo i loro soldi depositandoli nelle banche del Libano. Lo riferisce mons. Samir Nassar, arcivescovo maronita di Damasco, che descrive a Fides le ragioni dell’ennesimo fattore di crisi sopraggiunto a penalizzare la condizione ordinaria di tanti siriani. “Le banche libanesi” premette l’arcivescovo “prestano denaro allo Stato libanese da 29 anni. Ora lo Stato è in bancarotta e incapace di restituire i fondi ricevuti”. Nei giorni scorsi, gli istituti bancari libanesi hanno iniziato a applicare “misure straordinarie” per contenere la fuga dei capitali, dopo che i loro clienti, davanti all’esplodere della crisi, avevano iniziato a prosciugare i propri conti correnti prelevando contanti in dollari, per depositarli presso banche straniere. Le misure restrittive hanno provocato anche scontri e disordini presso le filiali bancarie, con episodi di vandalismo di bancomat e clienti che minacciavano con le armi gli impiegati agli sportelli. Adesso i privati possono prelevare non più di 500 dollari alla settimana dai propri conti. E la misura colpisce anche i tanti siriani che avevano trasferito i propri beni mobili presso istituti bancari libanesi. Le misure restrittive – riferisce mons. Nassar – colpiscono anche molti dei 13 lavoratori dipendenti e delle 600 famiglie assistite dall’arcidiocesi maronita di Damasco. La nuova emergenza economico-finanziaria – aggiunge l’arcivescovo è l’ennesimo effetto della “stretta” imposta su tutto il Medio Oriente dalla contrapposizione tra Usa e Iran. “La valuta locale” aggiunge l’arcivescovo “vede dissiparsi rapidamente il suo valore rispetto al dollaro”, ormai quasi sparito dalla circolazione, in una situazione in cui tutti i prodotti di importazione – compresi beni di prima necessità – devono essere pagati in valuta estera. Questa nuova situazione – fa notare il presule – spinge la popolazione a adattarsi a una condizione di crescente austerità. E in un contesto così segnato da sofferenze e difficoltà, affiorano anche nuove forme sorprendenti di solidarietà davanti a nuovi disagi. I maggiori centri commerciali sono quasi vuoti, mentre “la vita familiare si manifesta ancora una volta come un dono prezioso”.

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