Sorprendere e comunicare È lo stile di Francesco

La riflessione promossa dal Copercom con Marina Ricci, Gianni Valente e Stefania Falasca. Sottolineata la necessità per i comunicatori, a qualunque età, di lasciarsi sorprendere per poter comunicare la sorpresa e continuare a sorprendere

Un Papa che "comunica" in maniera nuova e diversa e che "sorprende" non soltanto i credenti ma anche coloro che sono lontani dalla Chiesa. è stato questo il tema che il Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) ha posto al centro della giornata di riflessione svolta oggi a Roma, con i presidenti e delegati di una ventina di associazioni aderenti. L’incontro presso la sede della Cei precede di pochi giorni un duplice appuntamento: domenica 12 maggio, infatti, si celebreranno sia la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, quest’anno dedicata al tema "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione"; sia, per una felice concomitanza, la Giornata nazionale di sensibilizzazione per la campagna europea "Uno di Noi", per la raccolta firme in vista della richiesta alle istituzioni europee di tutelare l’embrione umano, vietando qualsiasi forma di suo uso o manipolazione. Quindi, da un lato, la "comunicazione"; dall’altro, la "difesa" della vita, due temi che i partecipanti all’incontro del Copercom hanno assunto, discutendone con vivacità.

Mettersi in gioco nella Rete. "Papa Francesco ha significato un ‘salto comunicativo’, utile e stimolante per tutti. Mentre siamo tutti rimasti stupiti per la scelta e per lo stile della persona, i suoi gesti e le sue parole hanno mostrato subito una forte carica di umanità": lo ha ricordato Domenico Delle Foglie, presidente del Copercom introducendo la giornata. Gli ha fatto eco il sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali, monsignor Domenico Pompili, che nella sua riflessione spirituale ha ripercorso il messaggio del Papa emerito Benedetto XVI per la 47ª Giornata delle comunicazioni sociali. "Quando il Papa ci parla delle Reti sociali, i cosiddetti ‘social network’, come di ‘porte di verità e di fede’ c’invita a non mettere in contrapposizione tali Reti al mondo reale, ma a introdurci in esse come una parte sempre più significativa della stessa realtà", ha affermato, declinando poi uno stile di "partecipazione attiva" che è richiesta ai credenti. "Siamo chiamati a ‘vivere la Rete’ come un ambito da abitare, dove bisogna imparare a parlare, interagire, costruire relazioni. Occorre esserci non solo in quanto emittenti di contenuti che ci stanno a cuore, ma per percepire i contenuti che stanno a cuore alla gente, a partire dai giovani. Dobbiamo anzi abituarci a metterci in gioco, proprio in quanto credenti, convincendoci che siamo capaci di comunicazione che passa da un livello ‘informativo’ a uno ‘performativo’. Si tratta di una nuova forma di ‘missione’ e di annuncio cristiano che ci chiede creatività, coraggio e fiducia".

Figlio della "teologia del popolo". La vaticanista televisiva di Canale 5, Marina Ricci, ha rivisitato la "sorpresa" rappresentata da Papa Francesco, sottolineando come per i comunicatori, a qualunque età, sia necessario "essere sorpresi per comunicare e sorprendere". Ha poi rimarcato la sorpresa del "vocabolario" del Papa, costituito da parole "comuni ma in un certo senso inedite quali tenerezza, misericordia, povertà, servizio, preghiera, fiducia, bontà". Dopo aver ammonito dal rischio di "schiacciare" la figura del nuovo Papa su questo cliché di un’immagine semplificata, Ricci ha posto la domanda "da dove veniva fuori questo Papa, perché è diventato così?". La risposta è stata che Papa Francesco, oltre che per la sua formazione gesuitica e il suo alto livello culturale, "è l’espressione di quella che si chiama ‘teologia del popolo’, cioè la fede genuina della gente delle favelas sudamericane, che in qualche modo ha ‘convertito’ quegli stessi preti che vi operavano e potevano essere mossi dai residui della ‘teologia della liberazione’". Secondo il giornalista dell’agenzia Fides, Gianni Valente, "ciò che colpisce di Papa Francesco è la stringatezza dei suoi messaggi e delle sue omelie, brevi e belle, con la regola di un massimo di otto minuti". "Il Papa ha la tendenza a ripetere alcune frasi nette, come scolpite – ha proseguito – perché s’imprimano nel cuore delle persone", con "uno stile forse tipicamente latino-americano di dialogo diretto con i fedeli, che è coinvolgente". Secondo Valente, "dobbiamo constatare che questo modo di comunicare ‘funziona’ e lo si vede dal gran numero di persone che ne rimangono colpite".

Apprendere l’"arte di conversare" con gli uomini. Sempre sullo stile comunicativo di Papa Francesco, la giornalista culturale Stefania Falasca ha affermato che "un tratto distintivo della sua comunicazione è di proporre ‘non molte cose’ ma il ‘molto’, rivolto a un interlocutore preciso, il ‘tu’ del singolo fedele che egli si trova davanti". "Il Papa ha più volte ricordato che Gesù ha insegnato un’arte, quella del conversare con gli uomini, arte che deve essere fatta propria con le caratteristiche della chiarezza, della bellezza, della comunicabilità", ha proseguito Falasca, sottolineando le similarità tra Papa Bergoglio e Papa Luciani, anch’egli un Pontefice che amava "parlare molto semplicemente, all’insegna del motto che ‘la gran scienza è di chi si fa capire con le parole più facili’". Dal dibattito seguito tra i partecipanti è così emersa una convinzione: "Papa Francesco ha aperto spazi fecondi e nuovi di comunicazione ma non lo dobbiamo lasciare solo. Lui ci ha indicato uno stile fatto di chiarezza e semplicità e noi – si è detto – dobbiamo sostenerlo, non caricando tutto sulle sue spalle e sulle sue capacità mediatiche. Bisogna rimettere in gioco la fantasia personale e comunitaria con strategie di comunicazione capaci di coinvolgere. Come fa Papa Francesco".

(07 maggio 2013)

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