Nel rumore dei media

"Dio oggi"

A margine del convegno internazionale “Dio oggi. Con lui o senza lui cambia tutto” , promosso dal Comitato Cei per il progetto culturale (Roma, 10-12 dicembre), Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all’Università degli studi di Messina e consulente del servizio Cei per il progetto culturale, ha commentato al SIR quanto emerso dalla sessione del convegno “Dio nel cinema e nella televisione” da lei stessa coordinata e alla quale sono intervenuti Aldo Grasso, Mariarosa Mancuso, Adriano Aprà.

Possiamo dire che Dio “fa notizia” oggi?
“Sì, direi proprio di sì. L’importanza che il messaggio religioso ha nella comunicazione sociale testimonia che la marcia della secolarizzazione ha subito una battuta d’arresto. La religione si riaffaccia nello spazio pubblico e reclama diritto di udienza”.

In una comunicazione in cui l’immagine ha preso il sopravvento, quali occasioni per il messaggio della fede?
“I mezzi audio-visivi offrono la possibilità di un rapporto immediato con l’oggetto rappresentato. Il cinema, specialmente, convenzionalmente definito la ‘settima arte’, richiede un coinvolgimento attivo dello spettatore e produce una immediata partecipazione in cui tutte le emozioni sono risvegliate. Si crea una possibilità di risposta globale, di ragione ed emozione, grazie anche al momento successivo alla visione, della meditazione, della riflessione, dell’interiorizzazione del messaggio ricevuto”.

Quale influenza ha, in particolare, la televisione nell’orientamento della fede?
“Ritengo che ci siano due modi attraverso cui la televisione può comunicare in modo efficace il messaggio di fede. Il primo è quello diretto, dei programmi dedicati a utenti già motivati, come ‘A Sua immagine’ o ‘In ascolto della Parola’. Questi intercettano i bisogni delle persone che vogliono approfondire le ragioni della fede e danno le opportune risposte. Si tratta di una comunicazione della fede efficace, ma limitata al pubblico ristretto di chi è già interessato ai temi religiosi. Poi, c’è un settore più ampio, di diversi programmi rivolti al grande pubblico, come i serial, che mettono a fuoco i drammi dell’esistenza quotidiana sollecitando domande di ulteriorità, di trascendenza. Tra questi, per esempio, il critico televisivo Aldo Grasso apprezza molto ‘Lost’, perché presenta il tema attuale dell’essere umano come naufrago, nomade nell’esistenza terrena. Ci sono, poi, le proiezioni agiografiche, sulle vite dei santi e dei mistici, che, secondo me, hanno un grande valore di evangelizzazione, perché mostrando in concreto la fatica e la gioia della santità, dell’incontro con Dio ogni giorno”.

La semplificazione propria del linguaggio televisivo non rischia di banalizzare il discorso su Dio?
“C’è questo rischio. Riconoscere il valore delle opportunità offerte dalla televisione per la comunicazione della fede non contrasta con la considerazione di Benedetto XVI, che spesso oggi i media ‘intossicano i cuori e li induriscono’. Il 90% dei programmi televisivi veicola contenuti effimeri, banali, negativi. Però, la televisione ha anche una straordinaria capacità di testimonianza, come conoscenza pratica. Quanto bene entra allora nei cuori, per esempio, attraverso la testimonianza di fede di molti personaggi noti al pubblico! La televisione può quindi essere una buona maestra”.

Come salvaguardare la novità del Cristo nella sovrabbondanza dei messaggi, anche religiosi?
“C’è il pericolo che Dio-Persona sia confuso con un divino generico, spesso evocato, anche come fonte di consolazione. Dio è il Santo, non il sacro. È una Persona, e come tale va conosciuto. Bisogna, allora impegnarsi a far conoscere Cristo, rendendolo pure ‘affascinante’ nella comunicazione, centrando l’attenzione su quanto caratterizza il messaggio cristiano: Dio non è un oggetto da comprare o da vendere, ma è un Dio-Persona che ama e va in cerca dell’uomo, interroga e si lascia interrogare”.

Qual è il suo bilancio di questo evento?
“Ancora è presto per i bilanci. C’è, però, la sorpresa per l’intensa partecipazione, di 2.500 persone, anche giovani, che sono rimaste attente e interessate per quasi dodici ore continuate, nel corso delle giornate di lavoro, grazie a una formula nuova nei convegni ecclesiali che può costituire il modello felice anche per i prossimi appuntamenti: la formula di una disciplina all’ascolto, di porsi in atteggiamento di ricezione di spunti di meditazione e di riflessione su cui poter ritornare con calma, nella propria vita quotidiana. Credo siano stati trattati gli aspetti più importanti della ‘questione di Dio’ nel nostro tempo. Ma ci sono altri temi che andrebbero approfonditi. Per esempio, la mistica, anche in considerazione del pullulare esoterico nella cultura popolare”.

(16 dicembre 2009)

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