Oltre ogni conoscenza

"Dio oggi"

Oggi, il discorso su Dio deve confrontarsi con due istanze: l’indifferenza e quella dell’ovvietà o dell’ignoranza. Lo ha detto mons. Rino Fisichella, concludendo a Roma i lavori dell’evento internazionale promosso dal Comitato nazionale per il progetto culturale della Cei, sul tema “Dio Oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto” (10/12 dicembre 2009). Due elementi da non sono sottovalutare, perché minano quel comune senso religioso, ancora forte in Italia.
È importante trovare il coraggio per intraprendere, nuovamente, discorsi “alti”, anche se un poco impegnativi; ne va del bene delle future generazioni, alle quali va trasmesso un pensiero, capace di continuare quello iniziato in Occidente millenni fa. Come annunciare oggi Dio? Che cosa dire su di Lui in maniera originale? Non si tratta di ripetere quanto altri hanno detto, ma di trovare, all’interno di strade collaudate, nuovi percorsi, che giungano a Dio, tenendo conto delle obiezioni e delle difficoltà degli ultimi secoli.

Così, c’è la strada della ragione amica della fede. La facoltà che ci consente di ricercare Dio è la ragione; non la ragione strumentale, quella che semplicemente rende l’uomo più ingegnoso, rispetto alle altre creature, ma quella facoltà, che permette di riconoscere un progetto, che precede l’uomo. Credere che Dio esista, significa che Egli non è una nostra idea, ma che noi siamo una sua idea. Significa rovesciare la prospettiva. Non una qualunque ragione aiuta la conoscenza dell’uomo, ma quella che è capace di andare oltre il fisico e lo sperimentabile, quella capace di allargare i suoi spazi conoscitivi, anche con l’aiuto della fede. Resta valido il duplice ordine di conoscenza, insieme della ragione e della fede. Queste due fonti di conoscenza offrono sempre nuovi itinerari possibili.

C’è, poi, la strada cosmologica, che, percorsa da tanti scienziati, è un invito a ri-formulare la fede in Dio; il cosmo e l’ambiente postulano una domanda: Dio ne è all’origine o è al di fuori di tutto? La risposta adeguata viene dal colloquio tra le scienze naturali e la filosofia metafisica. Proviene dal riconoscere quella capacità della ragione dell’uomo di cogliere qualcosa di più che la semplice materia. Nel quarto centenario dell’invenzione del cannocchiale da parte di Galileo, il Papa ha ricordato quale lezione lo scienziato abbia lasciato. Egli era convinto che la natura potesse essere letta mediante il linguaggio matematico; ora, la matematica è un’invenzione della mente dell’uomo per comprendere il creato. Ma, se la natura è realmente strutturata con un linguaggio matematico e la matematica, inventata dall’uomo, può giungere a comprenderlo, ciò rivela qualcosa di straordinario. La struttura oggettiva dell’universo e quella soggettiva dell’uomo coincidono, la ragione della persona conduce a riconoscere la ragione che regola l’universo. Questa sintonia postula un’Intelligenza creatrice.

C’è la strada della bellezza, sviluppata dall’arte, dalla letteratura, dalla musica e da quanto il genio umano ha concepito e realizzato. Qui è centrale l’incontro con il volto di Dio, rivelato in Gesù Cristo, incontro pienamente possibile mediate l’arte, che in questo è un po’ specializzata. Giungere a Dio attraverso il volto. Il mistero dell’Incarnazione apre la strada per comprendere che Dio non resta relegato nella sua trascendenza, quasi nella sua lontananza, ma si fa uomo per insegnargli la strada per divenire Dio. Il cristianesimo non è un cammino che parte dall’uomo e giunge a Dio, ma è quello opposto. Dio va incontro all’uomo sino a condividerne tutto: la sofferenza e la gioia, la gloria e la fatica. Ora, tutto viene rappresentato attraverso le arti per introdurre la presenza di Dio e per spiegare l’uomo all’uomo.

Una quarta via per parlare di Dio è quella percorsa nei millenni dalle religioni monoteistiche, attraverso il culto reso a Dio. La storia delle religioni evidenzia come da sempre l’uomo abbia dedicato luoghi e spazi al culto di Dio. Tralasciare questa dimensione, vorrebbe dire rinunciare ad una parte di uomo. Il rito, seppure diversamente celebrato, ha come costante quello di conferire alla ricerca di Dio un elemento caratteristico legato alle parole utilizzate, ai segni posti, etc. Insomma, il rito e il sacro costituiscono un modo per comunicare la fede nella presenza di Dio, che ascolta.

Una quinta strada, che può essere considerata come la conclusione delle precedenti, è che la conoscenza di Dio conduce al Mistero. Già sant’Agostino ricordava che se comprendi, non è Dio (“si comprehendis non est Deus”). Sempre c’è un mondo che non conosce Dio e un mondo che Lo conosce, ma come Mistero. La ragione in tutte le sue forme è chiamata a compiere un cammino per giungere a Dio, ma alla fine deve comprendere che Dio è incomprensibile. Allora tutto inutile? No, di certo. Non fosse altro perché Dio, forse, non chiede solo di essere conosciuto, ma di essere amato in semplicità di cuore.

Marco Doldi

(14 dicembre 2009)

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