Verso una meta

"Dio oggi"

Anche nella seconda giornata (11 dicembre) del convegno internazionale “Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto” (Roma, 10-12 dicembre), promosso dal Comitato per il progetto culturale della Cei, tanti gli interventi di teologi, filosofi, intellettuali e docenti universitari .

L’eclissi di Dio. Piuttosto che “deicidio”, la parola “più adeguata per descrivere il tormentato rapporto della modernità euroatlantica con Dio” è “eclissi”. Lo ha sostenuto il patriarca di Venezia, card. Angelo Scola. “La parola eclissi per indicare questa temporanea sparizione venne usata a partire dagli anni ’50 da Martin Buber” che in questo modo “contestava l’idea della definitiva morte di Dio annunciata da Nietzsche e affermava la possibilità che Dio stesso potesse presentarsi, anche a breve, nuovamente accessibile”. Mentre il filosofo Roger Scruton, docente all'”Institute for the Psychological Sciences” della Virginia, ha affermato che “nella ricchezza sorge l’illusione di essere padroni del proprio fato e quindi di non avere più bisogno di un Dio che provvede per noi”.

Il ruolo dell’arte. La “rappresentabilità figurativa di Dio” è espressa nella Bibbia con un “paradosso”, in “due estremi antitetici di uno spettro cromatico ideale”, che “la logica dell’Incarnazione comprende e riassume in sé”. Questo il pensiero di mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura. Da un lato, “l’immagine è vista soprattutto come rischio idolatrico, di cosificazione della divinità”. Dall’altro, le Scritture ci avviano su “una strada che ha prodotto il fiorire dell’arte religiosa”. “Siamo schiacciati dalle immagini, che veicolano messaggi, non sempre chiari ed efficaci”. Un tempo, invece, “questa funzione era assolta dall’arte, che oggi sembra aver rinunciato al proprio ruolo di significante di significati”. Lo ha affermato lo storico dell’arte Antonio Paolucci, per il quale “l’arte ha il compito di svelare il mondo ed è l’ombra di Dio sulla terra”.

La battaglia dei monoteismi. Oggi “il monoteismo è ritenuto spesso responsabile delle derive negative della religione che vengono definite con termini diffamatori come integralismo, fondamentalismo e fanatismo”, ma il fenomeno del fanatismo “esiste al di fuori del religioso”. A dirlo è stato Rémi Brague, docente di filosofia araba e filosofia orientale alla Sorbona di Parigi. Mentre per il filosofo Massimo Cacciari, “la grande battaglia dei monoteismi è nei confronti dell’ateismo pratico oggi dilagante”. Rispetto al monoteismo e al teismo, secondo il filosofo, “oggi l’ateo afferma che al termine Dio non corrisponde nulla, e questa è una novità assoluta nella storia dell’ateismo”.

La musica sacra. Una meditazione basata sul concetto della musica in sant’Agostino è stata condotta dal teologo e musicologo Pierangelo Sequeri. Per Agostino, ha spiegato il teologo, “il primo legame con Dio è la Parola, e questa Parola ha un suono”. Dall’esigenza dell’uomo “di rispondere al suono della Parola di Dio nasce la musica sacra”. Commentando la musica di Franz Schubert, il musicologo Pier Paolo Bellini ha spiegato che la chiave di lettura di questo compositore è traducibile nella parola “itinerario”.

Nella storia. “Il Dio della Bibbia è il Dio della storia”, perché “è alla fede biblica che si deve l’invenzione della storia”, intesa come “risposta ad una chiamata, l’andare verso una méta”. A ricordarlo è stato mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e presidente della Commissione Cei per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, per il quale “il tempo della storia è anche tempo di Dio”. “La guerra ha una matrice di fondo: la fame, il dolore, la morte. I popoli vogliono uscirne. Qui entra in campo Dio. Dio è evocato dai popoli per salvare dal dolore e dalla morte”. Così il filosofo Emanuele Severino. Per Eugenia Scabini (Università Cattolica), “la radice della violenza è il narcisismo, cioè l’uomo che occupa tutto lo spazio” dimenticando “di essere mendicante”. “Il cristianesimo ha cambiato tutto nella storia e nella politica”. Ad affermarlo è stato Ernesto Galli Della Loggia, storico e politologo. Secondo il relatore, “con il cristianesimo la storia e la politica sono cambiate in modo radicale”.

Creazione ed evoluzione. Creazione ed evoluzione sono “concetti complementari”, che “non esauriscono, ciascuno per sé, la comprensione dell’intera realtà”. Questa l’opinione di Denis Alexander, biochimico dell’Università di Cambridge. “Creazione ed evoluzione sono due aspetti della diversa realtà”. Di questo parere anche il fisico Gennaro Auletta, per il quale “fanno riferimento a due ordini diversi di problemi”: da un lato “l’atto d’essere”, dall’altro “l’intellegibilità del reale”. E dunque, sono “spiegazioni convergenti”. Per il teologo Giuseppe Tanzella Nitti “la creazione non è un evento, che si esaurisce in un momento determinato”. Vi è “una relazione trascendente tra creatore e creatura” e, pertanto, “la creazione è il fondamento della storia e dell’evoluzione, la causa prima su cui si fondano le cause seconde”. “L’evoluzione – ha concluso – è il modo con Dio crea in una creazione continua”.

(11 dicembre 2009)

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