I percorsi della ragione

"Dio oggi"

“La questione di Dio coinvolge inevitabilmente il soggetto che la pone, dato che essa ha a che fare con il senso e la direzione della nostra vita. Perciò anche la risposta all’interrogativo ‘fa differenza che Dio esista o non esista?’ cambia profondamente a seconda che si tratti dei credenti o dei non credenti, sia atei sia agnostici”: è uno dei passaggi iniziali della relazione del card. Camillo Ruini, con la quale si è aperta il 10 dicembre la prima sessione dell’evento internazionale “Dio oggi – Con Lui o senza di Lui cambia tutto” (Roma, fino al 12 dicembre). Il card. Ruini, che presiede il Comitato per il progetto culturale della Cei, promotore dell’evento, ha presentato una relazione su “Le vie di Dio nella ragione contemporanea” (testo integrale: clicca qui). “I credenti autentici – ha detto – rispondono che la differenza non solo esiste ma è grande e radicale… per loro infatti Dio è l’origine, il senso e il fine dell’uomo e dell’universo. I non credenti invece possono differenziarsi nelle loro risposte, a seconda che ritengano la fede in Dio negativa, positiva o irrilevante per la vita dell’uomo e della società, ma propriamente parlando si riferiscono soltanto alla nostra fede in Dio, non alla realtà stessa di Dio, dato che secondo loro Dio non esiste, o comunque non possiamo sapere niente di lui, nemmeno se egli esista”.

Si conosce ciò che si ama. “Non esiste, a questo riguardo (dell’essere credenti o meno, ndr), nemmeno uno spazio di neutralità che possa consistere nel rifugiarsi in una posizione agnostica”, ha proseguito il card. Ruini: “L’agnosticismo è infatti teoreticamente argomentabile ma assai meno concretamente vivibile. Nella pratica siamo costretti a scegliere tra due alternative, già individuate da Pascal: o vivere come se Dio non esistesse, oppure vivere come se Dio esistesse e fosse la realtà decisiva della nostra esistenza. Se agiamo secondo la prima alternativa – ha notato il cardinale – adottiamo di fatto una posizione atea e non soltanto agnostica; se ci decidiamo invece per la seconda alternativa adottiamo una posizione credente: la questione di Dio è dunque ineludibile”. Quindi ha aggiunto: “L’impossibilità di un approccio neutrale e puramente ‘scientifico’, se da una parte può essere avvertita come un limite, dall’altra ha un risvolto fortemente positivo, che consiste proprio nel totale coinvolgimento di noi stessi, della nostra esperienza di vita, della libertà e degli affetti, come dell’intelligenza e delle sue capacità critiche. Vale specialmente a questo riguardo la parola di sant’Agostino: ‘Si conosce veramente solo ciò che si ama veramente’. Riguardo a Dio non è dunque il caso di chiudersi in alcuna ristrettezza razionalistica”.

Le esperienze di mistici e santi. Tra gli argomenti che differenziano il credente dal non credente, il card. Ruini ha posto anche “il fenomeno religioso ebraico e cristiano”. Ha infatti affermato: “Già la nascita del monoteismo ebraico appare un segno forte della presenza di Dio, sebbene la fase di transizione che attraversa attualmente gli studi dell’Antico Testamento renda questo segno non facile, oggi, da inquadrare ed apprezzare criticamente. Più chiaro è il segno costituito dalla vita e in particolare dalla risurrezione di Gesù Cristo”. “Questi eventi – ha aggiunto – pongono quasi inesorabilmente alla ragione umana la questione di Dio e del suo intervento nella storia. Se infatti Cristo è soltanto un uomo, e soprattutto non è risorto, siamo costretti, alla fine, a ridurre a mito la sua vicenda storica o a ricorrere ad altre ipotesi storicamente assai improbabili. Anche nella successiva storia del cristianesimo non mancano i dati che rimandano, almeno in qualche modo, all’interrogativo su Dio: così non soltanto i miracoli e gli altri segni di un intervento speciale di Dio, ma anche le esperienze di Dio che hanno avuto i grandi mistici e in genere molti santi”.

La “strana penombra”. Le parti più dense della relazione del card. Ruini hanno riguardato “le difficoltà moderne nel cammino razionale verso Dio”. Il relatore ha infatti preso in considerazione i più importanti pensatori che si sono occupati del “tema Dio”, da Agostino a Kant, dai “maestri del sospetto” (Feuerbach, Marx, Nietzsche, Freud), fino a filosofi e pensatori più recenti, quali Heidegger, Spaemann, e lo stesso Ratzinger. Dopo aver notato la “strana penombra che grava sulla questione delle realtà eterne” nella cultura contemporanea, il card. Ruini ha concluso affermando che “da una parte è ben difficile fondare un vero e irriducibile emergere dell’uomo rispetto al resto della natura se la natura stessa è il tutto della realtà, e dall’altra è ugualmente difficile lasciare razionalmente aperta la via al Dio personale, intelligente e libero – in modo vero anche se per noi ineffabile – se non si riconosce al soggetto umano questa sua irriducibile specificità. Rendere testimonianza al vero Dio e al tempo stesso alla verità dell’uomo – questo il pensiero conclusivo di Ruini – è però il compito forse più esaltante che ci sia dato di adempiere”.

(10 dicembre 2009)

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