Con umile fierezza

"Dio oggi"

“Il cammino di queste intense giornate è mosso dall’esigenza tipicamente umana e profondamente cristiana della ricerca della Verità”: lo ha detto il 10 dicembre a Roma, nel saluto introduttivo ai lavori del convegno internazionale “Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto”, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco (testo integrale: clicca qui). “All’esterno della sensibilità cattolica – ha affermato – questa impresa sembra a molti vana e illusoria. Noi manteniamo salda, al contrario, la convinzione che l’uomo è fatto per la Verità, che il suo procedere ‘a tastoni’ non contraddice, anzi rafforza, l’esigenza di una ricerca aperta, a tutto campo, sul significato profondo del vivere e dell’operare”. Secondo il card. Bagnasco, “è questo, del resto, uno dei contrassegni che più marcatamente distinguono l’uomo dall’animale e dalla macchina. Soprattutto nel mondo occidentale, la questione di Dio è lasciata fuori dai percorsi abituali della cultura”. Il presidente della Cei ha poi continuato: “Emarginata e psicologicamente rimossa, essa si presenta però – insopprimibile com’è nel profondo del cuore umano – sotto mentite spoglie. Ecco allora l’interesse crescente per il paranormale, per l’occulto, per forme sfumate di religiosità esoterica. Modalità tutte dove la dignità della ragione umana è mortificata e sconfitta”.

La danza attorno al vitello d’oro. Riflettendo sull’attuale tendenza a forme di religiosità anche paranormali o dell’occulto, il card. Bagnasco ha poi aggiunto: “Le modalità sono in parte nuove ma, a ben guardare, é tentazione di sempre: come Israele nel deserto, di fronte alle difficoltà e alla precaria incertezza, si ricorre a proposte apparentemente rassicuranti, si danza attorno a un vitello d’oro (cfr Esodo 32). Anche l’uomo d’oggi, l’uomo tecnologico, nonostante l’annuncio weberiano dell’era del disincanto, continua a cadere vittima dell’idolatria: non soltanto nelle forme – mascherate, ma ben note – del denaro e del potere; anche – ha poi sottolineato – in nuove forme di religiosità, insieme esotica e modernistica, nel cui crogiolo trovano risonanza e momentaneo appagamento le aspirazioni di superficie del nostro tempo”. Secondo il card. Bagnasco, quindi, “la rilevanza insuperabile della questione di Dio viene positivamente riconosciuta quando l’uomo, superata la presunzione della ragione prometeica e l’abdicazione del pensiero debole si fa di nuovo – con umile fierezza – cercatore di verità”. Ha poi sottolineato che “anche il cristiano che, illuminato dallo Spirito, testimonia la verità che ha ricevuto, se ne fa, nondimeno, ricercatore appassionato. Sa che essa è dono, non conquista; e che, tuttavia, solo cercandola si può riconoscerla”.

Il viandante di ogni tempo. In conclusione del suo intervento di saluto, il presidente della Cei ha poi affermato: “La verità cristiana conosce solo la forza persuasiva delle buone ragioni che la sostengono e dell’amore disinteressato che la propone. Non segue la via della strumentalizzazione e della persuasione occulta, conosce invece il dialogo, aperto e franco, chiaro nella propria identità e rispettoso dell’interlocutore. Con quella parresia che testimonia l’identità della fede. La parola della fede dice la verità sull’uomo e sul mondo essenzialmente perché essa è auto-comunicazione di Dio: in Gesù – ha aggiunto – noi scopriamo che Dio è amore. Questo è il senso profondo della parola della croce. Illuminata dalla verità e animata dalla carità, l’impresa della ricerca di Dio viene sorpresa dall’incontro (cfr Deus Caritas est 1). Come per i discepoli di Emmaus, una folgorazione improvvisa svela il volto di quel misterioso compagno di viaggio perché, durante il cammino, l’amarezza di un apparente fallimento non ha chiuso la porta alla interrogazione e all’ascolto”. Secondo il card. Bagnasco, “Dio si avvicina al viandante di ogni tempo. Se l’uomo ascolta la sua voce, allora comincia a ritrovare se stesso”.

(10 dicembre 2009)

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