Fare rete con tutti

Forum di Bibione

Un sito internet per i “Portaparola”. È l’annuncio con cui si è concluso il loro primo forum nazionale, promosso da Avvenire e tenutosi a Bibione (Venezia) dal 24 al 27 aprile, a partire dal tema “Nuovi protagonisti per le comunità e i mass media”. Il sito, www.portaparola.it, vuol essere “una piazza virtuale per scambiarci esperienze e informazioni”, ha spiegato Paolo Nusiner, direttore generale della Nuova editoriale italiana (Nei, editrice di Avvenire), andando incontro all’esigenza di “rimanere in rete”, espressa anche nel corso del convegno da parte di quella che mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e presidente della Nei, ha definito “una grande famiglia”. “Sappiamo – ha detto mons. Semeraro – di essere piccoli anelli di una grande seminagione del Vangelo”.

Una figura nuova. Il “Portaparola” è, per Dino Boffo, direttore di Avvenire, “una figura nuova della nostra pastorale”. Ma, ha aggiunto tracciando le conclusioni delle quattro giornate, “non sappiamo quante in realtà siano le persone in cammino come noi, con una sensibilità e delle aspirazioni analoghe alle nostre”. Un tempo c’era chi diffondeva la “buona stampa”, e ancora oggi “in molte diocesi sopravvivono segmenti anche significativi di quel nobile servizio”. Risorse da non sprecare, ma semmai “rimotivare e riorientare”. “Guai a noi – ha messo in guardia Boffo – se pretendessimo d’imprigionare la realtà in uno schema rigido” e “ci arrogassimo il diritto di fare l’appello sulla base di condizioni da noi artificialmente prestabilite”.

Una lettura cristiana dei fatti. Il direttore del quotidiano cattolico nazionale ha sottolineato come la figura promossa dal suo giornale rientri all’interno del Progetto culturale della Chiesa italiana. “Se la fede è arrivata fino a noi, ai nostri figli e nipoti – ha affermato – è perché essa ha nonostante tutto delle sue forme culturali che le consentono di essere comunicata. La fede non vive senza la cultura. Infatti, non si trasmette allo stato puro. Si tratta allora d’individuare queste forme forse implicite, forse così comuni da apparirci irrilevanti, con cui la fede si radica nelle nostre comunità. E occorre trovare le provocazioni giuste per renderle esplicite, per dare loro nuova consapevolezza”. Per questo l’interesse di base dei media cattolici è quello di “promuovere una lettura cristiana dei fatti della vita, a cominciare dalla cronaca”: non è “la curiosità degli amanti del gossip”, quanto piuttosto ad interessare è “lo spessore umano della vita e degli accadimenti”.

Diverse forme di coinvolgimento. Il “Portaparola” di Avvenire è dunque “quello che sa mettere in luce i legami profondi tra la fede e la vita quotidiana”, ha precisato don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per le comunicazioni sociali, osservando come l’interesse manifestato verso il convegno sia indicatore “della crescita di una generazione di persone che daranno al Direttorio sulle comunicazioni sociali gambe e braccia”. Inoltre, a fianco dei “Portaparola” di Avvenire, ci sono altre realtà che operano, sulla base del Direttorio, per far crescere animatori della comunicazione e della cultura: due esempi, il corso Anicec e il laboratorio Copercom. Si tratta, ha ribadito don Pompili, di “diverse forme di coinvolgimento da promuovere e sostenere, il cui scopo comune è integrare il Vangelo nelle molteplici forme linguistiche di oggi”.

La voce degli animatori. “È importante elevare il livello culturale dei cattolici e aiutarli a riflettere”, sottolinea Roberta Caciolli, “animatore” della diocesi di Firenze, interessata alle dinamiche della comunicazione, motivo per cui ha seguito lo scorso anno il Corso Anicec e oggi è impegnata nel laboratorio Copercom “Animatori comunicazione e cultura”. Il “Portaparola”, secondo Caciolli, “non si deve «limitare» alla diffusione di Avvenire, ma ha un compito ben più ampio, proprio di ogni animatore”. Analogo il percorso formativo del torinese Pietro Bucolia, che ha in animo di “costruire un’associazione che sia strumento per promuovere sul territorio il progetto culturale”. E l’appuntamento di Bibione, sostiene, ha contribuito a dare “strumenti che permettono di entrare nel territorio con proposte concrete per coinvolgere le comunità, anche quelle più reticenti”. Entusiasta del convegno è la presidente del Cif (Centro italiano femminile) di Bibione, Albarosa Montanari, per la quale “è importante trasmettere i messaggi d’impegno ricevuti soprattutto ai giovani, che oggi sembrano privi di punti di riferimenti e assetati di valori”. Mentre Carlo Meconi, che in una piccola parrocchia della diocesi di Lucca ha dato vita, assieme ad altri, a un punto “Portaparola”, racconta come la sua esperienza veda, oltre alla distribuzione di Avvenire, la creazione di un bollettino parrocchiale e la diffusione di rassegne stampa su argomenti significativi.

(29 aprile 2008)

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