Non sottrarsi mai all’impegno

da Sir Europa 67/2004

Giovanni Paolo II e l’impegno dei cristiani in politica. Il card. Etchegaray e il primato della coscienza. Junker e la fierezza di essere europei. Delors e il coraggio del futuro, Chirac e le sentinelle del pensiero.

“Il centenario delle Settimane sociali è un’occasione per riscoprire la lunga tradizione del magistero sociale della Chiesa” che insieme al Vangelo propone “oggi all’Europa un nuovo orientamento” indicando “i fondamenti indispensabili alla costruzione della società, perché siano sempre rispettati le persone e i popoli, e promosse la libertà e la dignità di ognuno”. E’ quanto scrive Giovanni Paolo II nel messaggio al card. Roger Etchegaray, suo inviato speciale alle celebrazioni del centesimo anniversario delle Settimane Sociali di Francia che si sono svolte a Lille dal 23 al 26 settembre.
Nel documento, letto dal porporato sabato 25 settembre agli oltre 4 mila partecipanti alle Settimane riuniti al “Grand Palais de Lille” , il Papa ha richiamato “lo scandalo rappresentato dalle guerre, che sono lotte fratricide”, ed ha auspicato “un’Europa della solidarietà, fatta per il benessere di tutti i cittadini” il cui “esempio può aprire la strada a forme di integrazione con paesi di altri continenti”. Il Pontefice chiede “agli europei di intensificare la cooperazione tra il Nord e il Sud per arginare i flagelli della miseria, delle pandemie e dei conflitti” e “partecipare ad un autentico sviluppo sostenibile” che “consenta a tutti i popoli di godere equamente delle risorse del pianeta”. “In questo spirito – prosegue Giovanni Paolo II – la presenza dei cristiani nella vita sociale costituisce una valida testimonianza. Attraverso il loro modo di analizzare i fenomeni sociali e proporne le soluzioni, antepongono a ogni cosa il senso dell’uomo e la speranza che viene loro da Cristo e ricordano il ruolo dei valori cristiani, morali e spirituali, all’origine della loro esistenza e della loro azione”. Per il Papa “particolare attenzione va riservata ai giovani” ai quali “occorre non solo trasmettere un sapere, ma anche valori e speranza per fronteggiare alcuni comportamenti” in continuo e preoccupante aumento “come il suicidio e l’uso di droghe”. Giovanni Paolo II si è soffermato inoltre sull’importanza “dell’impegno dei cristiani in politica”, invitati “a non sottrarsi mai alla propria missione in tale ambito e a cercare sempre la coerenza tra il Vangelo, la tradizione divina e apostolica, il magistero della Chiesa e le decisioni che sono chiamati ad assumere”. “Servire i propri fratelli in modo disinteressato per una civiltà sempre più degna dell’uomo”: questa, per il Pontefice, l’essenza della “vocazione dei fedeli cristiani”.

Università ambulanti. “Il grande merito di queste università ambulanti (così sono definite le settimane sociali di Francia) è di permettere confronti rigorosi con le realtà sociali alla luce della dottrina sociale della Chiesa”.
Il card. ROGER ETCHEGARAY ha richiamato al riguardo il primato dell’educazione ricordando che “la Chiesa è infinitamente rispettosa delle coscienze e si preoccupa di offrire degli orientamenti chiari anche per stimolare il gusto e l’appetito del futuro”. In questi momenti di forti tensioni internazionali, ha aggiunto “l’Europa può testimoniare che al cuore delle guerre e degli orrori c’è sempre uno slancio di generosità, ci sono sempre degli atti straordinari “.
Fieri di essere europei. “Gli europei devono essere fieri dell’Europa soprattutto pensando alla volontà dei loro padri di impegnarsi dalla fine della seconda guerra mondiale in azioni di pace e di giustizia. Devono essere fieri perché un cammino comune è stato percorso con fatica, con diverse velocità ma senza interruzioni”.
Oggi, ha affermato Jean-Claude Junker, primo ministro del Lussemburgo, per far crescere “una fierezza senza arroganza ci vogliono dei veri partiti europei, occorre creare un dialogo sociale nell’Unione e rinnovare la politica per combattere lo sradicamento democratico. Bisogna soprattutto pensare ai venti milioni di disoccupati che costituiscono il 26° stato membro”. In questa stessa linea la riflessione di Jacques Delors, già commissario europeo, iniziata con la domanda: “Se davanti a tante difficoltà fossero stati più numerosi i no dei sì, quale Europa avremmo oggi? Quale messaggio gli europei avrebbero potuto dare a se stessi a al mondo nel segno della speranza, della pace e della giustizia? Con la paura non si costruisce il futuro, con la paura le diversità rimangono impedimenti e non risorse, crescono i muri e non i luoghi di confronto e progetto. L’Europa invece deve essere sempre più sentita dai cittadini come una positiva esperienza quotidiana: in questo i cristiani devono essere in prima linea”. D’accordo anche il presidente Jacques Chirac che nel messaggio ai partecipanti alla settimana sociale scrive di “sentinelle e comunicatori di idee”.

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