Due immagini da Lille

da Sir Europa 67/2004

Due le immagini che forse più di altre riassumono la svolta della “Settimana sociale di Francia” tenutasi a Lille dal 23 al 26 settembre: l’Europa e i giovani.
La “fierezza senza arroganza” di essere cittadini europei, il messaggio di pace e giustizia che viene dalla fatica dei padri, la convinzione che il progetto Unione europea è un progetto anche per il mondo, la consapevolezza che i cristiani non possono assentarsi dai luoghi del pensiero e dell’impegno, la presa d’atto che accanto ai 25 paesi membri ne esiste un ventiseiesimo formato da milioni di disoccupati, la consapevolezza della sfida che l’unione politica pone all’unità dei cristiani, l’esercizio della memoria inteso come un dovere, la rilettura del martirio come strada anche nell’ambito politico: ecco alcuni pensieri che hanno attraversato a più riprese la mente e il cuore degli oltre 4000 presenti al “Grand Palais de Lille”. A tenerli uniti sono stati il richiamo a non aver paura delle diversità e l’invito ad aver cura di quel realismo cristiano che impedisce ai sogni di rimanere sospesi nel vuoto.
Sullo sfondo il messaggio del Papa che anche per l’Europa legge e propone negli impervi sentieri dell’impegno sociale e politico altrettanti percorsi di santità e invita i cristiani “a non sottrarsi alla loro missione”.
Le settimane sociali, ha detto quella francese, diventeranno sempre più europee non tanto perché avranno all’ordine del giorno un tema europeo – come peraltro già avviene – ma perché nei cristiani è ormai radicata e diffusa la consapevolezza che non ci può essere un futuro per il proprio Paese slegato dal futuro dell’Europa.
Che questo non sia un passaggio obbligato e imposto ma un passaggio di libertà e di condivisione dipenderà anche dal contributo di pensiero e di impegno che i cristiani sapranno offrire richiamandosi a quelle “Parola per eccellenza” che Michel Camdessus ricordava aprendo la settimana sociale del centenario.
L’altra immagine è quella dei giovani. Erano numerosi, buona parte veniva da altri paesi europei ma in tutti era evidente il desiderio di un coinvolgimento più forte.
Un biglietto appeso allo spazio dei messaggi nella hall del “Grand Palais” lo diceva con chiarezza e con grande rispetto della straordinaria esperienza francese. La risposta degli organizzatori è stata pronta e lo stesso Camdessus ha colto nella sensibilità dei giovani il segno di una svolta importante, ha letto il desiderio forte di una comunicazione nuova tra le generazioni europee.
Non solo, nel messaggio risalta evidente la volontà di pensare il progetto Europa anche come progetto al servizio della pace e della giustizia nel mondo.
Se qualcuno prima affermava che i giovani sono “più planetari che europei” oggi è portato a dire che “i giovani sono planetari perché europei e sono europei perché planetari”.
E questo senza venire meno, tutti, all’appartenenza “fiera e non arrogante” al proprio Paese d’origine.

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