Dove vanno le istituzioni?

da Sir 24/2003

In preparazione della 44a edizione delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, dedicata a “La democrazia: nuovi scenari e nuovi poteri”, che si svolgerà nell’autunno del 2004 a Bologna, sono stati previsti quattro seminari di approfondimento per articolare e veicolare una riflessione ancor più coinvolgente. Il primo di questi seminari si è svolto a Roma sabato 29 marzo sul tema “Dove vanno le istituzioni?”. Hanno preso parte ai lavori mons. Giuseppe Betori , segretario generale della Cei, mons. Lorenzo Chiarinelli e Franco Garelli , rispettivamente presidente e segretario del Comitato scientifico-organizzativo delle Settimane Sociali. Gli altri seminari si svolgeranno a Firenze il 21 giugno 2003 (“Speranze e timori della scienza e della tecnologia”), a Milano il 18 ottobre 2003 (“Come stanno cambiando l’economia e la finanza”) e a Napoli il 31 gennaio 2004 (“La ‘governance’ globale”). Ecco una sintesi degli interventi al primo seminario.

“Una diffusa preoccupazione per il processo di cambiamento attuato nell’ambito delle istituzioni durante questi anni, nella Costituzione attraverso le riforme attuate o ancora in via di attuazione e nel difficile rapporto esistente tra investitura democratica, esercizio del potere e responsabilità politica”. È quanto hanno sottolineato i diversi giuristi e studiosi di area cattolica intervenuti al primo seminario in preparazione alla 44a “Settimana Sociale”.
Cesare Mirabelli, coordinatore del seminario, ha posto in rilievo, alla luce dei lavori attuali per un Trattato costituzionale europeo e per la riforma degli Statuti regionali, l’esigenza di una “riflessione sulla parabola degli Stati nazionali e su una nuova dislocazione dei poteri normativi”. Sul processo di riforme attuate e in fase di attuazione e sui problemi ad esse legati, si è soffermato Francesco Paolo Casavola, presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. “L’imperfetta condizione del sistema bipolare instauratosi in Italia – ha affermato Casavola – ha reso il confronto elettorale molto aspro. Anche quello parlamentare soffre della stessa durezza, fino alla delegittimazione reciproca di maggioranza e opposizione. Casavola ha anche parlato del concetto di Stato di diritto, il quale “riposa sulla separazione non sulla confusione dei poteri. Stato di diritto significa uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge; significa che quando una legge viola il principio di uguaglianza dei cittadini essa deve non essere obbedita ma sottoposta al giudice delle leggi, supremo garante delle libertà e dei diritti fondamentali”. In uno Stato di diritto, ha proseguito Casavola, “i cittadini devono poter contare su una giustizia giusta, devono poter avere spazio i poteri neutrali di garanzia del Capo dello Stato, della Corte Costituzionale, delle magistrature ordinarie e speciali”.
Ugo De Siervo, giudice della Corte Costituzionale, ha svolto una relazione partendo dalle problematiche internazionali, che sempre più investono anche i singoli Stati. Un esempio di questo difficile momento storico connotato da un desiderio di cambiamento e di allargamento dei propri confini, è stato individuato proprio nell’attuale tentativo di giungere all’adozione nell’Unione europea di un “Trattato costituzionale” tramite la Convenzione.
“L’attuale livello di elaborazione delle proposte formulate – ha affermato De Siervo – non permette di esprimere un giudizio approfondito, poiché mancano le soluzioni di molti dei nodi più difficili, a cominciare dal peso che manterranno nel sistema europeo gli organi rappresentativi dei Governi nazionali. Non sempre i nodi appaiono davvero superati, malgrado alcuni indubbi passi avanti che si sono fatti: penso anzitutto all’essenziale tentativo di rendere effettivo il rispetto del principio di sussidiarietà”. L’intero quadro delle riforme, anche quelle relative al nostro Paese e riguardanti le diverse articolazioni del potere (es. la riforma degli Statuti regionali), secondo giudice della Corte Costituzionale, avranno successo solo sulla base “dei valori che le classi dirigenti riescono ad innestarvi”. Per Roberto Gatti, docente di filosofia della politica, “in questo passaggio di millennio diventa sempre più evidente la problematica compatibilità tra le basi economiche della democrazia e i principi politici di essa”. Secondo il docente, infatti, la democrazia non deve restare solo un valore politico, ma si deve allargare fino “ad occupare la sfera sociale ed economica. Questa pare essere la questione storica e politica decisiva che si gioca già oggi”. Intervenendo al dibattito conclusivo, Franco Pizzetti ha affermato che “l’unico parametro vero della sussidiarietà è l’uomo”, mentre Gianfranco Garancini ha posto in rilievo come “nella riforma degli Statuti le Regioni siano latitanti”.

Altri articoli in Dossier

Dossier