Cattolici scomodi

I cattolici, le urne e la politica: aggiungerei, dal Vangelo di domenica scorsa, la misura dell’amore grazie a cui i cristiani (anche chi si impegna in politica e si candida alle elezioni) devono essere riconoscibili. Ecco i due versetti: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.

Siamo arrivati al voto. Finalmente, aggiunge qualcuno. Noi, per parte nostra, vogliamo ricordare che ogni elezione è l’espressione massima della democrazia. Un’occasione forte per manifestare la propria opinione. Un momento nel quale tutti, nessuno escluso, valiamo uno, alla stessa maniera: il facoltoso come l’indigente, l’operaio e l’imprenditore, la casalinga, il sacerdote, il medico, il capotreno.
A nessuno è assegnato un voto doppio. Quindi, potremmo aggiungere, votare è prima di tutto un diritto da esercitare, senza dimenticare che non sono neppure troppo lontani i tempi in cui il suffragio universale ancora non era applicato in Italia.
In molti Comuni del nostro territorio, a cominciare da Cesena, avremo in mano due schede: una per il rinnovo dell’amministrazione locale e l’altra per il Parlamento europeo. Due scelte molto diverse per le quali anche l’attenzione, in questa campagna elettorale, è stata alquanto variegata. Gli animi si sono accesi in particolare per la carica a sindaco, forse anche sospinti dai venti della politica nazionale che vede nelle votazioni per i rinnovi Ue una sorta di vaglio per il governo giallo-verde in carica da un anno.
Il traino nazionale potrebbe influenzare i risultati locali, anche se i cittadini da tempo hanno dimostrato di saper distinguere i due piani. Comunque sia, il test sarà di assoluto rilievo e le possibili conseguenze potrebbero anche essere sorprendenti.
Qualcuno immagina già nuove consultazioni politiche, se la Lega di Salvini dovesse ottenere una forte affermazione, come i sondaggi delle ultime settimane sembrano indicare. Nel territorio, a motivo del numero degli abitanti, l’eventuale ballottaggio è possibile solo a Cesena e a Savignano. Per tutti gli altri il sindaco nuovo ci sarà già da lunedì.
Un’ultima parola sui cattolici, le urne e la politica, visti anche i tanti interventi arrivati in redazione e i diversi commenti raccolti dopo gli editoriali delle ultime settimane. Questa volta aggiungerei, dal Vangelo di domenica scorsa (Gv 13,34-35), la misura dell’amore grazie a cui i cristiani (tutti, anche chi si impegna in politica e si candida alle elezioni) devono essere riconoscibili. Ecco i due versetti: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.
Infine, e per non ripetermi, vado a prestito dal vescovo di Forlì, mons. Livio Corazza, che ha pubblicato sul settimanale cattolico “Il Momento” un intervento in tema. Dopo una sorta di decalogo proposto a chi è in lista, si riserva un’annotazione che qui ripropongo a chi ha deciso da cattolico, anche con coraggio, di impegnarsi in prima persona. “Una parola al candidato cristiano presente nei diversi schieramenti: gli auguro di essere scomodo. E non potrà non essere che scomodo. Se è a sinistra dovrà, se vuole essere coerente, lottare per la vita, battersi per favorire la nascita di chi è concepito e per la cura di chi è anziano o infermo. Non è possibile neppure per un istante dimenticare che non siamo noi i padroni della vita, né della nostra né di quella degli altri. Se è a destra, non lascerà passare discorsi o scelte contrarie all’accoglienza delle persone: tutti siamo figli di Dio. Il cristiano crede nel valore della fraternità universale, altrimenti smentisce la sua fede in Dio Padre di tutti”.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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