Unità europea per pace e sviluppo

Tra i padri fondatori dell’Unione europea ci furono Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Conrad Adenauer. Tutti e tre erano ferventi cattolici; De Gasperi e Schuman sono stati dichiarati servi di Dio. Il primo passo verso la beatificazione. L’appartenenza al cattolicesimo di quei tre politici ha all’origine un’idea, non esclusiva ovviamente, di fraternità, di bene comune, di giustizia e di pace, con criteri di solidarietà e sussidiarietà e con il metodo dell’accoglienza, del dialogo e dell’ascolto che la Dottrina sociale della Chiesa ha sviluppato

Strasburgo, 1951: Schuman, a destra, con De Gasperi e Adenauer

Il 9 maggio scorso si è celebrata la Giornata dell’Europa che, seppur prossima alle elezioni, non era finalizzata alla propaganda ma al ricordo della ricorrenza della prima esposizione da parte di Robert Schuman, allora ministro degli esteri francese, dell’idea di una forma nuova di cooperazione politica per l’Europa, che avrebbe reso non più ipotizzabile una guerra tra gli Stati europei. Si andò così verso un patto che superava i motivi dei conflitti franco tedeschi per le regioni ricche di carbone ai loro confini.
Tra i padri fondatori dell’Unione europea, che cominciò con la Ceca (comunità del carbone e dell’acciaio), ci furono, oltre a Schuman, in particolare Alcide De Gasperi e Conrad Adenauer. Tutti e tre erano ferventi cattolici; De Gasperi e Schuman sono stati dichiarati servi di Dio. Il primo passo verso la beatificazione.
Il progetto era maturato nelle menti di diversi pensatori oltre a Schuman, Monnet e Spinelli fra gli altri. Si pensava al superamento dei nazionalismi per ottenere pace e rispetto dei diritti di tutti i cittadini in una forma politica democratica. L’appartenenza al cattolicesimo di quei tre politici ha all’origine un’idea, non esclusiva ovviamente, di fraternità, di bene comune, di giustizia e di pace, con criteri di solidarietà e sussidiarietà e con il metodo dell’accoglienza, del dialogo e dell’ascolto che la Dottrina sociale della Chiesa ha sviluppato. Chi si proclama cattolico e non riconosce questi princìpi è quanto meno incoerente.
Papa Francesco nei suoi viaggi si pone in ascolto, in dialogo e rispetto delle differenze, senza condanne. Questo, tra l’altro, gli attira gli strali dei “cattolici conservatori”. Significativi i viaggi in Marocco e, prima, ad Abu Dhabi, dove ha firmato una carta della fraternità insieme ad autorità islamiche. Più recentemente è andato in Bulgaria e in Macedonia. Ha visto sia i reticolati contro i profughi da una parte, sia l’accoglienza dall’altra. In Macedonia ha detto: “Hanno tanti migranti, ma li accolgono e i problemi li risolvono. Un applauso a questo popolo”; e ancora, presso il Memoriale di Madre Teresa: “Ho voluto incoraggiare la tradizionale capacità di ospitare diverse appartenenze etniche e religiose”. La sua testimonianza può dare un contributo per un’Unione Europea non cristallizzata in forme burocratiche di reciproco controllo, fondato su reciproci sospetti; un impulso verso la redistribuzione delle ricchezze e del lavoro, anche nell’era della rivoluzione 4.0.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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