Il 26 maggio si vota per l’Europa, guardando all’Italia e al suo futuro prossimo

Si vota per l’Europa, e sarà un voto “pesante” per il futuro dell’Europa, ma più ancora dell’Italia in questa Europa. Si vota per le nostre comunità regionale e locali. E le scelte di oggi peseranno sul futuro prossimo della nostra vita quotidiana. Dal nuovo governo regionale la provincia di Cuneo attende scelte e fatti concreti su sociale, infrastrutture, trasporti pubblici, sanità

Domenica 26 maggio, saremo chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento europeo, il governatore del Piemonte e il consiglio regionale, sindaci e consiglieri comunali di 179 Comuni.

Il voto europeo

Si vota per l’Europa guardando all’Italia, perché l’esito del voto europeo inevitabilmente cambia i rapporti di forza tra i partiti in Italia. Cinque anni fa il voto europeo premiò il Pd di Matteo Renzi, da poche settimane diventato Presidente del Consiglio, con poco meno del 42% dei consensi.
Questa volta a fare la parte del leone, secondo i sondaggi, dovrebbe essere la Lega di Matteo Salvini. Con il Movimento 5Stelle che da primo partito alle politiche del marzo 2018, viene dato in forte discesa al secondo o addirittura al terzo posto. Dovrà giocarsela con il “nuovo” Pd a guida Zingaretti dato invece in rimonta.
Ma i sondaggi sono indicatori non sempre affidabili. Solo il risultato dell’urna dirà dove si indirizza la fiducia degli Italiani che – dice la storia recente – cambia anche molto rapidamente. Non cambia invece la posta in gioco. L’Europa del prossimo futuro e, soprattutto, la collocazione dell’Italia in questa Europa. Vorrà e sarà in grado di superare l’isolamento a cui si è autocondannata negli ultimi tempi, oppure proseguirà lo scontro con le istituzioni europee e paesi cofondatori dell’Unione come la Francia di Macron? Molto dipenderà anche dall’esito del voto negli altri Paesi dell’Unione. Per chi governa l’Italia oggi, l’esigenza di trovare il senso dello stare insieme tra stati e popoli che, fino all’avvento dell’Unione europea, non avevano trovato di meglio che massacrarsi in guerre feroci e distruttive, diventerà in ogni caso ineludibile. Credere che ci siano problemi – crisi economica, disoccupazione, povertà, immigrazione – che l’Italia può affrontare e risolvere da sola, è pura utopia. Nemmeno il Regno Unito – insegna Brexit – ci è riuscito. Persino il colossale debito pubblico dell’Italia (questo sì che lo dovremo pagare da soli, perché nessuno lo farà per noi), per essere ridotto (e non accresciuto ulteriormente come negli ultimi mesi) ha bisogno di impegni precisi, rispetto di regole e intese che rendano credibile e affidabile il Paese ai suoi stessi cittadini e agli investitori di tutto il mondo. Sono sufficienti poche battute irresponsabili come quelle di Salvini sullo sforamento del 3% del rapporto debito/Pil per far crollare la fiducia. L’Italia – come qualsiasi altro stato – da sola, magari con una moneta propria, in un mondo dominato da potenze come Usa, Russia, Cina, non può che uscirne schiacciata su tutti i fronti.
Ma il voto deciderà anche di quali valori, di democrazia e di civiltà, vogliamo che si colori il nostro futuro. La dilagante xenofobia, l’indifferenza e in certi casi il crudele accanimento di gruppi politici e di cittadini sdoganati nell’odio, da governanti quanto meno irresponsabili, non può non interrogarci e provocarci anche nelle nostre scelte di voto. È questa Italia avvelenata e rancorosa che vogliamo?
I sondaggi condotti a livello europeo dicono che due cittadini europei su tre hanno fiducia nell’Unione europea e vogliono proseguire nel cammino di integrazione. I due partiti oggi al governo in Italia, vengono da posizioni non solo “sovraniste”, ma decisamente antieuropee. Tanto Salvini quanto Di Maio, all’indomani del referendum inglese sulla Brexit esultavano trionfanti, annunciando che l’Italia avrebbe seguito la stessa strada. Oggi le posizioni dei due partiti sono più sfumate. Salvini non parla più di uscita dall’Unione, Di Maio e i 5Stelle hanno “dimenticato” qualsiasi referendum sull’Euro che pur era un loro cavallo di battaglia. È un cambio sostanziale di posizione o soltanto tattica per non allarmare gli elettori europeisti che sono una parte consistente se non maggioritaria tra gli stessi elettori di Lega e 5Stelle?

Il voto regionale

Dopo una lunga stagione di tagli pesanti in tutti i settori, e soprattutto nel sociale, nella sanità e nei servizi, negli anni più duri della crisi, che avevano “castigato” oltre misura proprio Cuneo, il governo regionale di centrosinistra guidato da Sergio Chiamparino, a partire dal 2014 ha rilanciato alcune politiche di investimento sul territorio (sanità, montagna in particolare) grazie anche ad una significativa presenza di assessori cuneesi.
Restano, per la nostra provincia, questioni pesanti irrisolte, dalle infrastrutture incomplete o bloccate (Tenda bis, Asti-Cuneo, le ferrovie Cuneo-Nizza e Cuneo-Fossano), ai trasporti pubblici nel capoluogo, alle carenze di sostegno alle scuole e alle infrastrutture scolastiche, alla scelta del nuovo ospedale di Cuneo, alla infrastrutturazione digitale.
Impegni che chiameranno in causa il nuovo governo regionale. In quella squadra, auspichiamo, dovrà ancora essere forte e autorevole la presenza cuneese, della provincia ma soprattutto del capoluogo.
Politicamente, sarà una corsa a due. Da un lato il governatore uscente Chiamparino sostenuto da una vasta area di centrosinistra; dall’altra l’albese Alberto Cirio, europarlamentare uscente di Forza Italia che ha il sostegno della Lega di Salvini.

Il voto comunale

Si eleggono i sindaci e i consiglieri di 179 Comuni. Il Comune è il livello di governo più prossimo al cittadino, per questo più di tutti risente dell’umore, delle esigenze dei cittadini ed è il primo chiamato a dare risposte concrete e servizi. Il sindaco è il politico a cui ci si rivolge senza preamboli e da cui si aspetta sempre la risoluzione del problema. Lo spessore della vita sociale, culturale ma anche economica, l’efficienza dei servizi – rifiuti, acqua, assistenza, anziani, scuole, asili -, la si misura prima di tutto a livello di ente locale, singolo o consorziato nelle nuove “unioni”, nei consorzi, negli ambiti, nelle Ato. Se una caratteristica si è evidenziata in questi anni è stata la capacità dei molti piccoli e medi Comuni (dei loro sindaci) di far fronte comune su questioni importanti, a cominciare dalla battaglia vinta sull’acqua pubblica. Ma il campanilismo esasperato è ancora in molti casi fattore di scontro quotidiano e di arretratezza che impedisce ai cittadini di godere di risorse, possibilità e vantaggi che possono venire soltanto dalla volontà e capacità di condividere progetti e iniziative con i propri vicini. Per questo, nei singoli Comuni, la scelta “decisiva” va riservata agli uomini, in particolare al candidato sindaco e alla sua reale capacità e volontà di cercare il bene comune della comunità che rappresenta e della sua gente.
Anche per questo di tutti i candidati a sindaco, dei candidati alla Regione e al Parlamento europeo, in queste pagine abbiamo voluto riportare non solo i nomi, ma anche i volti. Con qualche indicazione tecnica sulle modalità di voto, la messa in evidenza dei “cuneesi”, e qualche riflessione sulla posta in gioco. Perché i nostri lettori possano avere sotto mano, in un unico dorso, tutto ciò che può essere utile per operare al meglio le proprie scelte.

(*) direttore “La Guida” (Cuneo)

Altri articoli in Territori

Territori