La fiaccola sempre accesa

In 40 anni, sono quasi 400 i bambini che sono nati o sono stati accolti, insieme alle loro mamme, a Casa Mater Dei. Un segno efficace che, meglio di tante parole, testimonia a favore della “cultura della vita”. Ma anche una provocazione ed un invito per tutta la diocesi di Vittorio Veneto a ricordare che è davvero possibile "non rassegnarsi mai – sono parole di don Vittorino Favero – all’oltraggio contro la vita"

“Se non ci fosse stata Casa Mater Dei nella mia vita, dove sarei ora?”. Sono le parole, dette tra le lacrime, di una mamma di tre bambini, che ora lavora come cuoca in un ristorante e che in passato è stata ospite della struttura diocesana. “Se dovessi dire con una parola che cos’è stata la Mater Dei per me, direi salvezza” le fa eco, anche lei commossa, un’altra mamma, accompagnata sul palco dalla figlia. Eravamo davvero in tanti – probabilmente molti di più di quanti si aspettassero gli stessi organizzatori – il 7 aprile scorso, a festeggiare i 40 anni di Casa Mater Dei: uno dei fiori all’occhiello della diocesi di Vittorio Veneto, nata dall’intuizione di Gabriella Lollo Zanardo e dal sogno di don Vittorino Favero. Prima la messa in Cattedrale, presieduta dal vescovo Pizziolo e animata vivacemente dal coro dell’unità pastorale di San Polo, e poi i discorsi, le testimonianze e i canti dei bambini di Aliestese nell’aula magna del seminario: quello che è parso evidente a tutti è che si è trattato di una grande festa, di una festa diocesana in piena regola.
Le numerose presenze rappresentavano le diverse realtà della diocesi che nel corso degli anni hanno accompagnato e continuano ad accompagnare anche oggi con passione e con disponibilità le mamme e i bambini che sono approdati a Casa Mater Dei: il Movimento per la vita, che è presente sin dall’origine; l’Azione Cattolica, che ha da sempre manifestato una particolare sensibilità (basti pensare al “fiore per la vita”); gli Scout; i numerosi volontari e volontarie, le suore, tra cui le figlie di san Giuseppe che da subito si sono rese disponibili per offrire la loro presenza 24 ore su 24; diversi preti; le istituzioni locali… E poi tante altre persone – amministratori, professionisti, volontari… – che in vario modo hanno “sposato la causa” e hanno visto in Casa Mater Dei una realtà da sostenere ed amare. Domenica scorsa si è reso visibile l’intero mosaico costituito da una ricchezza sorprendente di variopinte tessere: si è come visualizzata la fitta rete di relazioni, che mette in dialogo molteplici figure e competenze a favore delle persone della Casa. Grazie all’intervento di mons. Poletto, vescovo emerito di Concordia-Pordenone, si è colta anche una solidarietà nella storia: nel corso degli anni si sono messe in dialogo generazioni diverse che si sono date il cambio, in una specie di staffetta, per sostenere con entusiasmo il sogno di don Vittorino e di Gabriella.
“Quella di Casa Mater Dei è un’esperienza complessa – ha detto, senza nascondere anche le fatiche, suor Carmelita, l’attuale responsabile –: si tratta di un’esperienza multiculturale e multireligiosa, in ogni caso arricchente”. Le mamme ospiti appartengono a diverse religioni e provengono da varie parti del mondo: dall’America Latina, dall’Africa e dall’Asia, per giungere sino all’Europa. “Questa Casa – ha ricordato il vescovo Pizziolo nell’omelia – costituisce un segno che traduce in atto gli atteggiamenti che Gesù ci mostra lungo tutta la sua vita: il rispetto di ogni persona; la capacità di superare ogni pregiudizio, pur riconoscendo con verità che c’è un bene e c’è un male; la cura e la relazione con la storia personale di ognuno; la fiducia nel bene che c’è nel cuore di ogni persona; la speranza che apre nuove prospettive di futuro”. Mons. Poletto ha definito Casa Mater Dei come “una fiaccola sempre accesa” e – usando un’efficace espressione di don Vittorino – un “monumento a Maria”: il più bel “monumento” che la diocesi potesse realizzare in onore della Madonna.
“Questa è una casa tempio di Maria – ha concluso suor Carmelita, citando ancora don Vittorino –, ma anche è anche un’opera guidata dalla mano provvidente di Dio. È sua quest’opera: sia benedetto il Signore attraverso le sue opere! Noi cristiani siamo chiamati ad assumere iniziative anche gravose. Ma l’importante è sentirsi strumenti animati dalla passione per l’uomo in riposta all’amore di Dio”. In questi 40 anni, sono quasi 400 i bambini che sono nati o sono stati accolti, insieme alle loro mamme, nella struttura. Casa Mater Dei è un segno efficace che, meglio di tante parole, testimonia a favore della “cultura della vita”, come ama ripetere Mario Botteon, presidente del Movimento per la Vita. Casa Mater Dei è una provocazione ed un invito per tutta la diocesi a ricordare che è davvero possibile “non rassegnarsi mai – sono ancora parole di don Vittorino – all’oltraggio contro la vita”.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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