Sentinelle del bene

Non ronde respingenti ma attente al bene, a che nessuno resti da solo nel disagio e nella difficoltà. È un ribaltamento di prospettiva totale. Persone che usano del loro tempo, della loro vita personale e familiare affinché l’altro non naufraghi nel suo dolore.

La proposta viene dal nostro vescovo: sentinelle di quartiere. Non ronde respingenti ma attente al bene, a che nessuno resti da solo nel disagio e nella difficoltà. È un ribaltamento di prospettiva totale. Persone che usano del loro tempo, della loro vita personale e familiare affinché l’altro non naufraghi nel suo dolore.
Il vescovo lo scrive nella lettera per il nuovo anno pastorale che si apre domenica 16 settembre: “Qualcuno propone di costituire delle ‘sentinelle di quartiere’, uomini, donne e giovani disposti a monitorare e controllare il proprio territorio per individuare le persone incorse in povertà, per poi attivare la comunità cristiana… È fondamentale non agire da soli ma sviluppare sinergie con tutte le altre realtà… presenti nel territorio”.
È un’indicazione all’apertura contro le tante chiusure – mentali, comportamentali, ideologiche – dei nostri giorni.
È l’immagine vera di un cristianesimo attento a chi soffre, per il quale neppure usa il generico termine ’altro’ (anche le parole respingono: l’alter è il diverso) ma piuttosto ’prossimo’ (che mi è vicino). Un prossimo che oggi si corre il rischio di dimenticare, sovrastati da opposti inviti e propositi.
È il verbo nuovo e immutato delle Scritture: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri… Da questo vi conosceranno… se avete amore gli uni per gli altri” (Gv, 13, 34-35).
È un’attenzione che, domenica 16, viene ribadita dal vescovo Giuseppe Pellegrini come dall’ospite, Paolo Beccegato, vicedirettore della Caritas nazionale.
“Toccare la carne di Cristo. Incontrare, ascoltare e condividere la vita dei poveri”: questo è il quasi scabroso titolo della lettera. Scabroso perché difficile, aspro. Perché porta da esempio gesti e scelte che spontaneamente rischiamo di non avere. Il samaritano si chinò e si prese in carico il malmenato. Ma quanti prima di lui avevano tirato dritto? Tirar dritto è in ogni tempo la via più facile, istintiva.
Non è, questo, un tema che riguardi solo chi la domenica va a messa o chi si dice cristiano. Su accoglienza e povertà il mondo si sta spaccando: vale per i migranti, vale per la forbice sociale che anche in Europa allarga le sue lame.
Il samaritano vide, si fermò, toccò. Noi sembriamo stanchi anche solo di vedere, aiutati da chi, cogliendo il timore diffuso, lo cavalca con idee e soluzioni ben diverse.
Sentinelle del bene: è una proposta che va incontro a chi soffre, ma va contro le scorciatoie della via facile, dell’istinto primo. Ci attorniano tante difficoltà: alloggiano nelle famiglie dove si è perso il lavoro, in quelle che si spaccano, in quelle torturate dalle dipendenze (alcol, gioco). Ci sono poveri nelle tasche e poveri nel cuore per troppa solitudine.
In un’intervista al Sole 24 Ore (7 settembre) Papa Francesco ribadiva: “Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa… dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle… delle nostre mani per soccorrere… della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore”.
È a questo che siamo invitati: a non lasciarci indurire il cuore. Ad essere uomini e donne migliori. Chi non vorrebbe esserlo?

(*) direttrice “Il Popolo” (Concordia-Pordenone)

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