Non mi piace, non portatelo via

Sleipnir, il cavallo di Odino, dato alle fiamme e ora smontato poteva piacere o non piacere. E forse in pochi ne capivano il significato. Ora ne ha uno nuovo, in più. Ecco perché di là del “non mi piace” ora sarebbe più importante chiedere di riaverlo, come promemoria. Per cercare di capire le cose prima di parlare. E di agire

Una settimana fa la notizia di un atto vandalico. Non è la prima volta e non succede soltanto nella nostra città. Ad essere presa di mira un’opera d’arte. Parte il giro di commenti e di botta e risposta sui social e non manca chi quasi inneggia al vandalo ringraziandolo per aver tolto di mezzo una bruttura. Si sprecano giudizi. E parte il balletto tra chi nell’arte moderna non trova nulla di sensato e chi invece la apprezza. In un paese (e qui parliamo di Italia e non solo di Fossano) in cui facciamo ancora fatica a valorizzare e difendere l’eredità artistica che abbiamo ricevuto dal passato e contemporaneamente neghiamo la cittadinanza ad ogni forma d’arte che non sia facilmente leggibile o non sia datata nei secoli scorsi. Qui il discorso si farebbe lungo e il rischio di scivolare nei luoghi comuni dietro l’angolo. Una cosa però colpisce.

La reazione dell’autore dell’opera danneggiata che pur non negando il dispiacere, evita di alimentare il rogo e commenta con un “vorrei capire il motivo del gesto”. La chiave (e il messaggio) sta proprio lì, nel “capire”. Ci stiamo disabituando a questo esercizio. Vogliamo sapere, crediamo di sapere. Ci interessa meno capire. Preferiamo dire “mi piace” e “non mi piace” piuttosto che “non capisco”…

Sleipnir, il cavallo di Odino, dato alle fiamme e ora smontato poteva piacere o non piacere. E forse in pochi ne capivano il significato. Ora ne ha uno nuovo, in più. Ecco perché di là del “non mi piace” ora sarebbe più importante chiedere di riaverlo, come promemoria. Per cercare di capire le cose prima di parlare. E di agire.

(*) direttore “La Fedeltà” (Fossano)

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