Fatto il governo: l’Italia riparte

La campagna elettorale è finita, questo è il momento di passare da una comunicazione di propaganda a una comunicazione responsabile di governo, dalle promesse alle realizzazioni

La diciottesima legislatura, nata il 4 marzo scorso, ora può veramente partire, anche se con un ritardo di oltre tre mesi. E se non incontrerà altri ostacoli, potrà durare per tutto il tempo previsto dalla Costituzione: “La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni” (Art. 80). Già i due rami del Parlamento avevano i loro presidenti: Fico dei Cinque stelle e Casellati di Forza Italia. Per potere operare appieno si attendeva la formazione del Governo. Ora anche il Governo è arrivato ed è pienamente operativo, avendo ottenuto, nei giorni scorsi, anche la fiducia da parte delle due Camere. Raramente la formazione di una compagine governativa è stata tanto travagliata, fino a far correre il rischio di una crisi istituzionale. Il Presidente Mattarella, considerato da tutte le forze politiche, Lega e Cinque stelle in testa, un garante autentico della Costituzione, ha rischiato di essere messo in stato d’accusa (art. 90 della Costituzione) per avere esercitato le sue prerogative – riserva sul nome di un candidato ministro – in maniera non gradita ai Cinque stelle e Lega. Soltanto l’abilità e l’onestà di Mattarella sono valse a scongiurare un danno più grave per la nostra democrazia e a chiudere positivamente, con una mossa geniale – incarico esplorativo a Cottarelli – la delicata vicenda. È la dimostrazione, se ve n’era bisogno, che la politica non può essere gestita da improvvisatori, ma da persone oneste, abili e competenti. Ora,come si diceva, il Paese ha quel “governo del cambiamento” tanto vagheggiato dai Cinquestelle e dalla Lega e accolto con molto favore da gran parte dei cittadini. Un aspetto positivo, questo, da incoraggiare, nonostante le perplessità suscitate dal programma di governo presentato alle Camere dal Presidente del Consiglio. La novità, la voglia di sperimentare una nuova classe politica, le lusinghe generate dalle tante promesse fatte, inducono a rinviare ad altro momento ogni giudizio sull’esecutivo.

A mantenere un atteggiamento critico nei confronti del governo – presieduto dal Prof. Giuseppe Conte, “vigilato” dai due Vice Presidenti, Di Maio e Salvini – ci pensano i partiti di opposizione e i soliti opinionisti, critici, individuati come l’“establishment”.

Quel complesso di istituzioni, cioè, che, secondo un diffuso convincimento, detengono tutti i poteri economici, politici e finanziari e che guardano con sospetto ogni tentativo di cambiamento. Così che le varie anomalie, o presunte tali – composizione del governo, coperture finanziarie e via dicendo – un tempo fortemente criticate quando erano praticate da altri, ora diventano per le nuove forze di democrazia diretta, o populiste, semplici dettagli. Quante volte i grillini e i leghisti hanno criticato i governi presieduti da tecnici o da persone non elette dal popolo! Quante volte hanno attaccato e ridicolizzato i “professori”, chiamati a fare i ministri! Sono i politici, eletti dai cittadini, hanno sempre detto, che debbono assumersi le responsabilità per le scelte da operare. Ironia della sorte, il governo appena nato contiene tanti di quei tecnici/professori, Presidente del Consiglio in testa, da non fare invidia ai governi precedenti. I manuali della buona politica, ovviamente, valgono solo per gli altri! La campagna elettorale è finita, questo è il momento di passare da una comunicazione di propaganda a una comunicazione responsabile di governo, dalle promesse alle realizzazioni. C’è un Paese molto migliore di quello raffigurato dal premier nel suo discorso di insediamento, un Paese che a fronte di gravissime situazioni di bisogno, specialmente fra i giovani, mostra incoraggianti esempi di vitalità e di crescita, deboli ma costanti. Il programma/contratto fra la Lega e i Cinque stelle prevede sulla carta misure per creare lavoro e sostenere chi non riesce a farcela da solo, impegni ambiziosi, spesso in contraddizione fra loro e privi di adeguata copertura finanziaria. Sta ora al Presidente Conte, al quale vanno gli auguri di buon lavoro, tradurre in misure concrete le tante promesse fatte. Per amore del popolo, si metta da parte ogni forma di demagogia e si sfoderi la saggezza di chi è chiamato a governare!

(*) direttore “La Vita Diocesana” (Noto)

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