Primo fu il serpente

Il serpente della Genesi non è rimasto nelle pagine del Vecchio Testamento. Striscia ancora, ingannando gli abitanti del terzo millennio. E le false notizie, le fake news, crescono a dismisura, tanto che di ben poche cose "v'è certezza". Il fatto curioso è che accade oggi, nell'epoca più informata e connessa della storia, più ricca di mezzi d'informazione: giornali, radio, tv, dirette web da ogni parte del mondo

(Foto: AFP/SIR)

La prima fu quella del serpente: con una notizia falsa ingannò l’umanità intera, allora incarnata da Adamo ed Eva. Sembra uno sproposito invece è una delle proposizioni contenute nel messaggio di Papa Francesco per la 52ª Giornata delle Comunicazioni sociali che ricorre domenica 13 maggio.
Il serpente della Genesi non è rimasto nelle pagine del Vecchio Testamento. Striscia ancora, ingannando gli abitanti del terzo millennio. E le false notizie, le fake news, crescono a dismisura, tanto che di ben poche cose “v’è certezza”.
Il fatto curioso è che accade oggi, nell’epoca più informata e connessa della storia, più ricca di mezzi d’informazione: giornali, radio, tv, dirette web da ogni parte del mondo. Fatte da professionisti come da cittadini, con una telecamera o un cellulare e messe subito in rete: lì dove albergano le bufale peggiori.
Per questo, Papa Francesco ha voluto ribadire l’importanza della verità nella comunicazione: verità come linea guida nel lavoro di chi informa; verità come modus operandi e come obiettivo.
La non verità – spiega il Papa – porta ancora là dove ha sempre portato: all’alterazione dei fatti, come nell’episodio del serpente; all’incomprensione totale, come nella Torre di Babele.
È straordinario Francesco: attingendo a scritture millenarie sa spiegare in modo così palese l’oggi: i rischi che conosciamo dalle cronache, con le notizie urlate e poi smentite; le informazioni date e, a breve, smascherate come bufale uscite ad hoc, per far credere quello che non è, per pilotare l’opinione pubblica.
La verità? Pare più fastidiosa che necessaria.
Che fare? Francesco è chiaro. Chi opera nel mondo dell’informazione sta davanti ad un bivio.
Da una parte c’è l’alterazione della verità che porta alla distorsione del vero, assume una piega che risponde al particolare interesse di qualcuno al quale – per convenienza propria – preme spostare altrove sguardi e opinioni.
Dall’altra parte c’è la fedeltà al vero, unica via che conduce alla verità. A questa ultima sono chiamati i giornalisti: quelli che rinunciano allo strepito di ipotesi e insinuazioni; quelli che cercano e restano sui fatti; quelli che avendo a cuore il servizio ai lettori dicono le cose così come sono. Con fatica, onestà di metodo, lealtà al vero. Mirando – ricorda il papa – “al vero, il bello e il buono”.
Il serpente domanderebbe sibillino: a chi interessa senza il sugo dello strepito, delle insinuazioni e del complotto?
Francesco ricorda: questi sono i metodi della disinformazione. Questa è la logica del “serpente astuto”. Ma nessuna disinformazione è innocua, risponde sempre all’interesse di chi ne ordisce le trame. Che non è il lettore. Il lettore le subisce.
L’informazione vera, invece, il lettore non lo perde di vista. Mira alla “liberazione dalla falsità”. Lo fa attraverso la relazione con l’altro, perché la verità non si costruisce in laboratorio, ma si cerca nel dialogo, nel confronto, nell’andare a cercare e a verificare. Lo sprone è la responsabilità: della ricerca, dei fatti e anche del linguaggio. Il risultato non è il buonismo in pagina. Il fine non è l’urlare più forte, ma il mettersi al servizio. Strumenti del vero, non di un padrone.
“La verità vi farà liberi” scrive Francesco ricordando il vangelo di Giovanni. Liberi, appunto, e non abbindolati dalla bufala del giorno.

(*) direttrice “Il Popolo” (Concordia-Pordenone)

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