Già al capolinea la “Terza Repubblica”

Se la democrazia si fonda sul voto popolare e una volta espresso questo risulta inutile perché non porta ad alcun effetto, allora c’è di che preoccuparsi davvero: la democrazia rischia di essere svuotata del suo senso, aprendo a scenari inquietanti. C’è da sperare che i vari attori sociali, politici, economici ed ecclesiali si mobilitino per un appello che riporti i protagonisti politici a un minimo di ragionevolezza, prima che sia troppo tardi.

Potrebbe essere “la prima volta nella storia della Repubblica che una legislatura si chiude senza neppure essere avviata, la prima volta che il voto popolare non viene utilizzato e non produce alcun effetto”.
Lo ha ricordato il Presidente della Repubblica dando conto dell’ultimo giro di consultazioni, effettuato lunedì scorso. Parole pesantissime che indicano la posta in gioco.
Se la democrazia si fonda sul voto popolare e una volta espresso questo risulta inutile perché non porta ad alcun effetto, allora c’è di che preoccuparsi davvero: la democrazia rischia di essere svuotata del suo senso, aprendo a scenari inquietanti. Ci sono però dei dati in economia e in politica che non sono né di Destra, né di Sinistra, né Grillini e di cui, chi ha a cuore davvero il bene del Paese dovrebbe tener conto. Il Presidente Mattarella li ha richiamati puntualmente.
Se si vota in estate si rende “difficile l’esercizio del voto agli elettori”, in autunno c’è il rischio di non “approvare la manovra finanziaria e il bilancio dello Stato per il prossimo anno con l’aumento dell’Iva e i conseguenti effetti recessivi”. In ogni caso c’è “il rischio di manovre offensive della speculazione finanziaria sui mercati internazionali” e, inoltre, che tornando al voto senza una nuova legge elettorale “si riproduca la situazione attuale” di ingovernabilità. Insomma i corridori sanno che se la corsa all’impazzata proseguirà il risultato sarà lo schianto contro il muro. Solo che a sfracellarsi non saranno i vari Di Maio, Salvini, Renzi o Berlusconi, ma tutti noi. Si spera in un sussulto di saggezza. Il buon senso chiede, infatti, solo il minimo: avere un governo che di fronte all’Europa tra qualche settimana possa trattare con pieni poteri; tornare a votare con una legge che ci garantisca che dopo avremo un governo e non invece una situazione di paralisi come ci ha dato il Rosatellum. Approvare la legge di bilancio per non far scattare gli aumenti previsti dell’Iva, fatto che ammazzerebbe la già debole ripresa in corso. E poi sì, tutti a votare.
Se non si verificherà tutto questo, prepariamoci allo schianto. E così la Terza Repubblica, annunciata con tanta enfasi all’indomani del voto, sarebbe finita prima di cominciare con il rischio che i populismi vincitori il 4 marzo passino alla storia per aver dato al Paese, in pochissimi mesi, instabilità politica, una nuova crisi economica, un nuovo discredito internazionale. Di fronte a una tale prospettiva c’è da sperare che i vari attori sociali, politici, economici ed ecclesiali si mobilitino per un appello che riporti i protagonisti politici a un minimo di ragionevolezza, prima che sia troppo tardi.

(*) direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza)

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