Se l’economia riprende quota

La fiducia si dà a progetti che coinvolgono la base, non semplicemente a doti personali. Speriamo siano finiti i tempi delle isolate posizioni di leader che si ritengono i padroni delle forze politiche. Piuttosto, dentro le organizzazioni politiche si devono innestare confronti e ricerche di misure per la popolazione di nuovo welfare, di equa distribuzione di reddito, beni e servizi.

C’è un interessante comunicato stampa dell’Istat che evidenzia un andamento positivo del lavoro e dell’economia in Italia. È bene non farsi illusioni perché la situazione è ancora difficile, ma siamo tornati ad una fase anteriore al 2011. Su base annua, gli occupati sono cresciuti dello 0,8%, cioè di 190mila unità, con un calo costante degli inattivi rispetto alla popolazione. Il tasso di occupazione si attesta al 58,3% della popolazione (ultimo dato di marzo 2018); crescono gli occupati ultracinquantenni (+323mila) e anche per i giovani le cose vanno meglio di prima. Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è del 31,7%.
La disoccupazione generale sembra stabilizzarsi all’11%, dato spiegabile con la diminuzione degli inattivi. Il che significa che cresce l’ottimismo e la speranza di trovare un posto di lavoro.
Anche il Pil è cresciuto nel primo trimestre dell’1,4%. Sono notizie positive del mese di aprile che danno merito all’ultimo governo.
Hanno avuto poca risonanza nei media, forse perché più interessati alla partita politica attuale, giocata come il calcio o come gli scacchi. Vengono mosse le pedine in ordine a scopi più personali che politici o, meglio ancora, che indirizzati al bene comune. I presunti vincitori – ma con il proporzionale non vince nessuno – hanno fatto la melina (per continuare con linguaggio calcistico) su chi doveva o no fare il premier. Ora, con alcuni passi indietro di alcuni e imposti ad altri, si intravvedono soluzioni alternative.
Siamo curiosi di sapere dalle forze politiche come risolveranno, per esempio, il problema dell’Ilva di Taranto. Come tratteranno con la nuova proprietà, che vuole diminuire il personale del 40%. È stata deludente la partita sui forni, dove non era chiaro il contenuto da infornare. Sembrava che si volessero cucinare i possibili alleati. Se, prevenendo il possibile governo del presidente, l’accordo si farà, vorremmo sentire quale confronto vorranno avere con le organizzazioni sindacali. Come vorranno affrontare il problema della rivoluzione produttiva 4.0 con il probabile aumento di ricchezza? Vorranno riservarla a pochi o distribuirla con una diversa organizzazione del lavoro? La fiducia si dà a progetti che coinvolgono la base, non semplicemente a doti personali. Speriamo siano finiti i tempi delle isolate posizioni di leader che si ritengono i padroni delle forze politiche. Piuttosto, dentro le organizzazioni politiche si devono innestare confronti e ricerche di misure per la popolazione di nuovo welfare, di equa distribuzione di reddito, beni e servizi.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

Altri articoli in Territori

Territori