Il miglior antidoto contro la falsità sono le persone

Parole forti quelle del Papa nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e decisamente controcorrente nel mondo dell’informazione, ma sono proprio queste le parole che ispirano i mezzi di comunicazione della Chiesa. Con il vostro aiuto, noi ci impegniamo perché L’Azione continui ad accogliere l’appello di papa Francesco, per aiutare i lettori ad entrare in contatto con la comunità e a decifrare il mondo d’oggi

(Foto: AFP/SIR)

“È proprio vero: ci si accorge dell’importanza di qualcosa quando ci viene a mancare. Anche questa settimana, senza L’Azione, mi sembra di essere fuori dal mondo. Mi manca quel contatto con la comunità che ho imparato ad amare da quando ero ragazzino”. Sono le parole di un nostro lettore, che lamentando i recenti disguidi legati alla riorganizzazione di Poste italiane – che stiamo cercando di ovviare – riconosce il servizio svolto dal nostro settimanale. In realtà è proprio questo che L’Azione intende realizzare: mettere in contatto i lettori con la vita delle comunità che costituiscono la nostra diocesi e dare degli strumenti per collocarsi nel mondo d’oggi e quindi decifrarlo. Certo, senza la pretesa di avere solo noi le chiavi di lettura… Ma, con i mezzi a nostra disposizione, noi ci proviamo, con il desiderio di fornire notizie vere – non bufale – e di mettere in luce e dare risalto a ciò che costruisce la pace.

Per il 13 maggio prossimo – domenica dell’Ascensione e 52ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – papa Francesco ha scritto un messaggio dal titolo inequivocabile: “La verità vi farà liberi: fake news e giornalismo di pace”. Il documento è destinato in modo particolare a quanti operano nel mondo dell’informazione, ma ampi passaggi sono “per tutti”, non solo per gli addetti ai lavori. Il Papa dà una definizione di bufala o fake news: “Informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici”.

Il Pontefice parla della “natura mimetica” di queste notizie false (sembrano plausibili); sono “capziose” (catturano l’attenzione dei destinatari); si diffondono coi potenti mezzi dei social network; si irrobustiscono attraverso “ambienti digitali omogenei”, dove tutti la pensano allo stesso modo. Il loro esito è nefasto, perché contribuiscono a far “dilagare l’arroganza e l’odio”. Il Papa invita a riconoscere nella logica che sottostà alle bufale la stessa “logica del serpente” di cui narra il libro della Genesi.

La prima fake news – dagli effetti tristissimi – è stata quella del serpente che blandisce e inganna Adamo ed Eva: “Questo episodio biblico – afferma il papa Francesco – rivela [che] nessuna disinformazione è innocua; anzi, fidarsi di ciò che è falso produce conseguenze nefaste. Anche una distorsione della verità in apparenza lieve può avere effetti pericolosi”. Come possiamo difenderci dalle notizie false? Il Papa elogia, certo, il lavoro delle istituzioni, chiamate a vigilare ma insiste soprattutto sulla responsabilità personale – dei giornalisti ma anche dei lettori – nel cercare la verità in una prospettiva relazionale. Tutti – lettori e giornalisti – siamo chiamati a ricercare la verità dentro ad un tessuto comunitario di relazioni, che può salvaguardarci dalle bufale.

Nell’ultima parte del messaggio – intitolata “La pace è la vera notizia” – papa Francesco fa appello alla responsabilità personale di ciascuno, perché “il miglior antidoto contro le falsità non sono le strategie, ma le persone”. Il giornalista in particolare ha la responsabilità di essere “custode delle notizie”, perché il suo non è solo “un mestiere ma una vera e propria missione”: egli ha il compito di ricordare che al centro della notizia c’è “la vita delle persone”. Bisogna promuovere “un giornalismo di pace”: “Un giornalismo fatto da persone per le persone e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale”.

Parole forti quelle del Papa e decisamente controcorrente nel mondo dell’informazione, ma sono proprio queste le parole che ispirano i mezzi di comunicazione della Chiesa. Con il vostro aiuto, noi ci impegniamo perché L’Azione continui ad accogliere l’appello di papa Francesco, per aiutare i lettori ad entrare in contatto con la comunità e a decifrare il mondo d’oggi.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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