Alluvione Sarno, vent’anni dopo: la ricostruzione non è ancora terminata, ma il problema principale è la manutenzione

Solo la messa in sicurezza del territorio di Sarno è giunta quasi alla conclusione con il 95% delle attività completate, ancora lontano dall'essere completato il fronte dei risarcimenti alle vittime

Sono passati vent’anni dall’alluvione che a Sarno e dintorni ha portato morte e distruzione, ma la ricostruzione non è ancora terminata. Come racconta un servizio pubblicato dal mensile “Insieme” della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, in un primo piano dedicato proprio al ventennale della tragedia, solo la messa in sicurezza del territorio di Sarno è giunta quasi alla conclusione con il 95% delle attività completate, grazie a cinque vasche di contenimento ea 40 chilometri di briglie, ovvero i canaloni che in lungo e in largo attraversano il Saro e il Saretto.

Le difficoltà della manutenzione. Il problema adesso, però, si chiama

manutenzione e soprattutto a chi spetta.

“Non si tratta di beni nella disponibilità del Comune e poi sarebbero operazioni onerose e insostenibili per noi. Siamo convinti che debba occuparsene la Regione: dovrebbe fare un piano triennale per la manutenzione delle opere”, ha spiegato il vice sindaco e assessore al bilancio, Gaetano Ferrentino, ad “Insieme”, in uscita proprio il 5 maggio, in coincidenza con l’anniversario. Per Ferrentino, il servizio dovrebbe essere affidato “a una cooperativa che, grazie ai fondi regionali, possa servire il territorio e dare anche lavoro ai sarnesi”.

Tra le difficoltà gli espropri. Finora, ricorda “Insieme”, “ne sono stati completati mille su circa 4mila”, “a causa degli oneri da pagare all’Agenzia delle entrate. Fino al 2009, operando il governo centrale attraverso il commissariato per l’emergenza Sarno, non era previsto il pagamento delle tasse. Chiusa l’emergenza, i poteri commissariali sono passati ad Arcadis, che è un ente regionale, ed è così subentrato il pagamento degli oneri fiscali. Servono ora 3 milioni di euro, cifra non preventivata e che sta provocando una serie di lungaggini”.

Si attende, perciò, un intervento governativo, che sblocchi la situazione.

Per quanto riguarda la ricostruzione delle case, “c’è chi ha deciso di ricostruire in loco”, chi ha accettato “un suolo all’esterno della zona rossa” o “la casa dallo Stato” e “chi ha ricevuto dei risarcimenti parziali”. Per ognuno di questi aspetti è stata seguita una procedura. I 21 appartamenti del lotto 11, realizzati dallo Stato, sono stati consegnati agli aventi diritto e il Comune ha quasi ultimato gli adempimenti di trasferimento per intestarli ai proprietari, con concessioni “a carico del Municipio”. Chi ha ricostruito in loco, invece, “si scontra con il mancato passaggio della proprietà dei suoli dal Comune ai privati”. Il 23 aprile scorso c’è stato il primo atto per chiudere la vicenda che interessa 20 lotti. “Sono quaranta le pratiche ultimate, una decina quelle in attesa degli stati di avanzamento lavori” per chi ha deciso di costruire la casa in luoghi più sicuri. Infine, c’è stato uno stanziamento di un milione e mezzo di euro per le quindici pratiche di adeguamento strutturale. Sul fronte dei risarcimenti alle vittime della frana, il “capitolo – avverte il mensile diocesano – è ancora lontano dall’essere completato”.

Altri articoli in Territori

Territori