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I “Cammini” tra radici e futuro. Il contributo della comunità ecclesiale a Matera2019

Dallo splendore delle cattedrali a quello dei santuari, dal patrimonio delle confraternite alle ricche tradizioni popolari della Basilicata. Il progetto elaborato dall’arcidiocesi di Matera-Irsina mira alla costituzione del Parco “Terre di luce” per offrire un turismo “religioso” che sia reale esperienza culturale e spirituale. In programma anche 78 eventi in 15 Comuni delle 6 diocesi lucane

Matera

Cultura e religiosità popolare. Si muove lungo questi due binari il progetto “I Cammini”, elaborato dall’arcidiocesi di Matera-Irsina come contributo al percorso “Matera2019”. Il prossimo anno, infatti, la “Città dei Sassi” sarà la Capitale europea della cultura.

Un’occasione “storica” che la Chiesa locale vuole cogliere per offrire attraverso l’arte, le immagini, gli arredi, gli ambienti, le produzioni musicali, letterarie e le tradizioni, spazi di senso e di significato, momenti di preghiera e di lode, percorsi di ricerca, di memoria viva, di trasmissione di valori.

Il progetto, aperto a tutte le diocesi della Basilicata, è incentrato sulla valorizzazione dei “cammini” dei luoghi sacri, della cultura antropologica, delle tradizioni e della devozione lucana.

Un patrimonio – che implica accoglienza, partecipazione e inclusione sociale – che verrà reso fruibile attraverso la costituzione del Parco culturale ecclesiale “Terre di luce”.

Da una proposta promossa dall’Ufficio nazionale per la Pastorale del Turismo, dello sport e del tempo libero, verrà costituito in occasione di “Matera2019” un sistema territoriale che promuove, recupera e valorizza, attraverso una strategia coordinata e integrata il patrimonio liturgico, storico, artistico.

L’idea progettuale di fondo è quella del cammino, rappresentazione della vita umana, essendo ogni uomo pellegrino sulla Terra.

Il progetto propone 8 cammini, itinerari che vogliono contribuire a far scoprire il territorio, sé stessi e gli altri, tessere relazioni, valorizzare luoghi, esperienze e competenze esistenti, innescare energie e risorse, sperimentare modelli di impresa sociale e di “nuova economia” per il bene comune. Si va dal Cammino delle cattedrali a quello dei santuari, dal Cammino dell’Avvento e del Natale a quello della Quaresima e del Tempo di Pasqua. E poi i Cammini delle generazioni, delle Sacre notti, degli organi a canne e delle letture.

Ad ispirarli le “cinque vie” per un nuovo umanesimo proposte da Papa Francesco nell’Evangelii gaudium che hanno accompagnato la preparazione e lo svolgersi del quinto Convegno ecclesiale nazionale, svoltosi a Firenze nel novembre 2015. I verbi “uscire”, “annunciare”, “abitare”, “educare” e “trasfigurare” si sono tradotti nell’individuazione di uno o più “cammini” fisici e concettuali: percorsi sui quali i pellegrini potranno incamminarsi scegliendo, di volta in volta, se rispettare la sequenzialità delle tappe, personalizzare il tragitto sfruttando gli incroci o privilegiare le tematiche.

Con la seconda metà del 2018 prenderanno forma i primi cammini a cui verranno progressivamente aggiunti gli altri, senza escludere che dal 2020 la mappa possa essere ulteriormente incrementata.

Verrà anche realizzata una app, con cui gli utenti potranno essere guidati virtualmente per percorrere i cammini. In programma anche 78 eventi che si svolgeranno in 15 Comuni delle 6 diocesi lucane.

Per far sì che il progetto vinca la sfida e diventi un modello replicabile e sostenibile nel tempo, va ampliandosi e rafforzandosi la collaborazione con le diocesi lucane – Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, Acerenza, Melfi-Rapolla-Venosa, Tricarico e Tursi-Lagonegro – oltre che con altri partner istituzionali e associazioni operanti sul territorio.

Uno degli obiettivi del progetto, infatti, è che il Parco culturale ecclesiale “Terre di luce” si radichi sul territorio, mettendo in rete comunità parrocchiali, monasteri, santuari e aggregazioni laicali, a cominciare dalle confraternite che oltre ad essere ricche di tradizioni custodiscono opere e segni nati dalla fede popolare. Il tutto per

offrire un turismo “religioso” che diventi reale esperienza culturale e spirituale. E che aiuti le comunità a riscoprirsi luoghi di vero incontro di persone, vissuti e generazioni.

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