Con i magi alla ricerca

La preghiera, che è un dato imprescindibile, se fatta davvero in ascolto della Parola di Dio, ci porta ad assumere il nostro tempo senza particolari poteri, animati dall’amore al prossimo e con l’uso migliore della ragione umana. Questa è la missione che ci ha dato il bambino contemplato nel presepe.

I magi erano partiti per cercare il re dei giudei. Andarono a cercarlo a Gerusalemme alla corte di re Erode. Gesù invece è nato a Betlemme. Li guidò la parola di Dio e la stella, cercavano un potente, trovarono un bambino figlio di povera gente, perseguitato dal re Erode, e lo adorarono. Benedetto XVI a Colonia svolse una riflessione significativa sul pellegrinaggio interiore che dovettero percorrere da Gerusalemme a Betlemme. Dovettero cambiare la loro idea su Dio e sull’uomo.

Il Dio del Bambino Gesù è un Dio che si manifesta nella fragilità umana e non schiaccia i nemici. Gesù nel Getsemani non invocherà le legioni di angeli, ma accetterà la condizione umana fino alla morte. Perché si comporta così? Perché non viene ora a sistemare le cose? Perché non fa interventi decisivi per i nostri problemi? Perché Dio non ferma le persecuzioni, le guerre, il terrorismo, la siccità, le migrazioni, i fallimenti bancari, le malattie?

Moltmann racconta di un ebreo che, obbligato ad assistere all’impiccagione di alcuni compagni ad Auschwitz, vedendo il più giovane divincolarsi si chiese: dov’è il nostro Dio? La risposta di un rabbino fu: è sulla forca con lui. È un Dio che ha scelto di condividere la nostra condizione umana; ci ha creati come interlocutori liberi e ci ha donato la creazione. In Occidente si è proclamata l’emancipazione da Dio, ma lui stesso ci aveva emancipati dandoci le responsabilità della terra e della storia, per la pace, per la giustizia, per la ricerca contro le malattie…

Vorremmo che lui donasse la pace e poi ci facciamo prendere dalla frenesia del massimo profitto e vendiamo armi senza mettere in discussione questo commercio, perché è un punto importante del nostro Pil. E le forniamo a Stati in guerra o a terroristi. In Yemen scoppiano bombe italiane. Non ci chiediamo qual è la causa della siccità e dei disastri climatici che fanno fuggire le popolazioni per la fame. Vorremmo che i rifugiati rimanessero a casa loro e gliela distruggiamo. Il dio denaro guida le nostre scelte ma non ne vogliamo pagare il fio. Il nostro pellegrinaggio al presepe, l’adorazione al bambino evidenzia che dobbiamo noi stessi prendere in mano le questioni. La preghiera, che è un dato imprescindibile, se fatta davvero in ascolto della Parola di Dio, ci porta ad assumere il nostro tempo senza particolari poteri, animati dall’amore al prossimo e con l’uso migliore della ragione umana. Questa è la missione che ci ha dato il bambino contemplato nel presepe.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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