Ricchi e poveri

Vedere i poveri non come “problema”, ma come “risorsa” per vivere meglio il Vangelo è la provocazione che il Papa lancia a tutti i cristiani nell’ultima riga del suo messaggio. Mentre, ricordando anche l’essenzialità della preghiera, sottolinea che il “Padre nostro” è la “preghiera dei poveri” (quindi ...di tutti!), poiché lì chiediamo il “nostro pane quotidiano”: “pane”, dunque il necessario; “nostro”, dunque di e per tutti, cristiani o no, poveri o ricchi

(Foto: Vatican Media/SIR)

A parte il famoso gruppo musicale italiano, nato nel ‘67 a Genova, o il neonato programma televisivo su Rai 3, il binomio “ricchi e poveri” – con la problematicità e conflittualità connesse – è una realtà costante nella storia dell’umanità e nella vita di tutti i giorni. La nuova “Giornata mondiale dei poveri”, istituita da Papa Francesco per questa domenica, risponde dunque ad un’ispirazione pienamente sollecita della nostra storia concreta, passata, presente e futura. Ma, come e più di tutte le altre “Giornate” di cui è costellato il calendario – sia ecclesiale (con quelle note, inaugurate dai predecessori di Francesco) che civile (con quelle numerose indette così di frequente dall’Onu o da varie associazioni) – non può che essere una evidenziazione ed uno stimolo perché tutto l’anno possa poi improntarsi ad una maggiore attenzione sul tema. E questo in modo speciale, che ci provoca e ci interroga sicuramente ogni giorno o in circostanze vicine e vicinissime o in situazioni, in misura diversa, lontane.
La prospettiva che ci propone il Papa, però, è – oltre a quella necessaria di una maggiore perequazione, di una ricerca costante della giustizia e di una pratica quotidiana della carità, tanto più sulle orme del Vangelo – di un “incontro con i poveri”, nella convinzione che essi – come sanno quanti li frequentano davvero – possono insegnarci molto. I tanti (o pochi, in proporzione) “ricchi”, in realtà, dovrebbero scoprirsi anch’essi “poveri”, consapevoli della propria pochezza e desiderosi dunque di condividere con i “fratelli” il pane e non solo; né soltanto “per beneficenza”.
La felice coincidenza della visita nella nostra diocesi, giusto domenica scorsa, del direttore di Caritas Italiana, mons. Francesco Antonio Soddu (perfino i suoi due nomi sono un efficace richiamo!), è stata occasione di una riflessione quanto mai opportuna sull’atteggiamento, personale e comunitario – oltre che organizzativo -, nei riguardi dell’amplissima questione della “povertà”, in tutte le sue dimensioni e sfaccettature; anzi nei riguardi dei “poveri” come persone o famiglie che fano pienamente parte di noi e che vanno soprattutto “incontrate” ancor prima e ancor più che “aiutate”.
I “Centri di ascolto” e le svariate altre strutture e iniziative, sorte o sviluppate attorno alla Caritas diocesana, sono strumenti di questo “incontro” che, nel tentativo di offrire anche soluzioni e prospettive di riscatto, devono far percepire la vicinanza della comunità e dei cristiani, impegnati in un dialogo di promozione reciproca. Missione non solo dei cristiani, certamente, ma di tutti gli “uomini di buona volontà”, ai quali pure Papa Francesco si rivolge esplicitamente poiché la “questione” riguarda tutti, universalmente, e tutti – ricchi e poveri – possono e devono dare il proprio contributo. Vedere i poveri non come “problema”, ma come “risorsa” per vivere meglio il Vangelo è la provocazione che il Papa lancia a tutti i cristiani nell’ultima riga del suo messaggio. Mentre, ricordando anche l’essenzialità della preghiera, sottolinea che il “Padre nostro” è la “preghiera dei poveri” (quindi …di tutti!), poiché lì chiediamo il “nostro pane quotidiano”: “pane”, dunque il necessario; “nostro”, dunque di e per tutti, cristiani o no, poveri o ricchi.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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