Un rispetto ad ampio raggio

Parole come dialogo, confronto, rispetto, relazione con le famiglie sono nel lessico comune dei cattolici e delle loro scuole. Ben venga dunque chi le condivide

La scuola si dà nuove regole all’insegna del rispetto. Sono le benvenute. La cronaca ricorda con scalette quotidiane di violenza quanto ne abbiamo bisogno: l’immigrato picchiato da minorenni, il senzatetto dato a fuoco; le violenze di genere di un lui contro la sua ex, o del branco contro la compagna di classe; le vessazioni sui social capaci di spingere la vittima fino al gesto estremo.

Quel dialogo a cui i saggi e la chiesa invitano si è fatto ardua impresa: un sesso contro l’altro, una religione contro l’altra, un politico contro l’altro. In classe, sui social e in tv: il confronto si fa scontro. Eppure insegnano che la diversità è ricchezza.

“Rispetta le differenze. Piano nazionale per l’educazione al rispetto” è stato illustrato nei giorni scorsi dalla ministra per l’educazione, Valeria Fedeli. Promuove nelle scuole azioni educative e formative fondate sul reciproco rispetto. Un rispetto ad ampio raggio, quello dell’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…”. Lapalissiano ed esigente.

Le iniziative sono riassunte in un decalogo. Si parte dal portale www.noisiamopari.it che raccoglierà contributi e proposte da condividere. Si continua con le Linee guida per “l’educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere e di tutte le altre discriminazioni”, che andranno integrate nei Piani dell’offerta formativi delle singole scuole. Sono comprese la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo, dal quale non c’è territorio che possa dirsi indenne dato che l’accesso dei giovani alle nuove tecnologie e ai social è ugualmente diffuso. Come l’uso smodato e sbagliato. Anche qui un sito si fa serbatoio di esperienze: www.generazioniconnesse.it.

Non manca una esplicita “Lotta al discorso d’odio” per promuovere una cultura che bandisca le parole ostili dalla rete, perché anche la cittadinanza digitale ha le sue regole. Pure gli adulti avranno il loro da fare tra la formazione per i docenti e l’istituzione di osservatori nazionali. Al decimo punto è previsto un nuovo patto di corresponsabilità educativa con le famiglie, presentato il prossimo 21 novembre.
Un decalogo importante e complesso per un concetto che ogni cristiano impara concentrato in un comandamento: ama il prossimo tuo. Che non è un modo semplicistico né sbrigativo di chiudere la questione. E neppure una rivendicazione di priorità temporale.

È piuttosto un ricordare che parole come dialogo, confronto, rispetto, relazione con le famiglie sono nel lessico comune dei cattolici e delle loro scuole. Ben venga dunque chi le condivide. A loro nome Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione della Cei, ha ben accolto questo piano: sia perché “il testo ribadisce come tra le finalità della scuola non entri la promozione di ideologie come quella del gender”, sia per l’alleanza più stretta con le famiglie “che evidenzia la primaria responsabilità dei genitori quanto il compito dei docenti”.
È un piano che invita ad una alleanza per vincere, col rispetto e il dialogo, quell’ostilità e quell’odio che sono invece figli della non conoscenza. L’unica che non deve sedere sui banchi.

(*) direttrice “Il Popolo” (Concordia-Pordenone)

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