Centenario tragico

Il terribile flagello della guerra - che rende l’uomo peggiore degli animali perché votato alla strage propria e altrui con ogni mezzo (ed oggi con strumenti sofisticatissimi) è sempre incombente, non dimentichiamolo noi resi smemorati dai tanti fortunati decenni di pace sulle nostre terre! E continuiamo a lavorare per la pace, sempre e dovunque, facendo ricorso a ciò che meglio ci distingue dagli animali, cioè la ragione che sa dialogare a partire dal riconoscerci tutti fratelli

In attesa di celebrare, il IV novembre dell’anno prossimo, il centenario della “Vittoria” – ma ci rendiamo conto di quanto sia lontano e anche un po’ illusorio quel linguaggio, adottato dal 1922 al 1949, tanto che bene si è fatto a ritornare alla denominazione originaria di “Festa dell’Unità nazionale e delle Forze Armate”, cui diede nuovo impulso il presidente Carlo Azeglio Ciampi – non possiamo non far memoria, invece, in questi giorni del 2017 (insieme a quello mistico delle apparizioni a Fatima e a quello infausto della “rivoluzione d’ottobre” in Russia) del centenario della più disastrosa sconfitta dell’Esercito italiano, nella disfatta di Caporetto, dove, a partire dall’offensiva del 24 ottobre, le forze austro-ungariche e tedesche umiliarono le nostre truppe: la ritirata durò fino al 19 novembre quando si stabilì il nuovo fronte del Piave; ma, tra i soldati italiani, persero la vita in circa 40.000 e 365.00 furono fatti prigionieri! Al di là del giudizio storico sulle responsabilità del disastro, è sempre necessario riflettere su quella come su altre carneficine. Quel mondo, come si suol dire per indicarne l’anacronismo, sembra davvero “lontano un secolo” – ma purtroppo poi la storia in Europa si ripeté in modo ancora più tragico solo circa vent’anni dopo -, eppure, invece, è ancora attuale in molte parti del pianeta, dove si consumano continuamente guerre e battaglie, violenze e attentati, che lasciano sul terreno centinaia di morti; o dove si paventano addirittura attacchi nucleari (come in Corea del Nord) o sembrano profilarsi nuove guerre civili (come, ad esempio, in una terra già colpita da tragedie del genere, quale la vicina Spagna).

Il terribile flagello della guerra – che rende l’uomo peggiore degli animali perché votato alla strage propria e altrui con ogni mezzo (ed oggi con strumenti sofisticatissimi) è sempre incombente, non dimentichiamolo noi resi smemorati dai tanti fortunati decenni di pace sulle nostre terre! E continuiamo a lavorare per la pace, sempre e dovunque, facendo ricorso a ciò che meglio ci distingue dagli animali, cioè la ragione che sa dialogare a partire dal riconoscerci tutti fratelli. Perciò anche un centenario può utilmente svolgere la sua funzione ammonitrice e “didattica”: il centenario della sconfitta ancor più di quello della vittoria. Insieme al doveroso ricordo per le innumerevoli vittime, di allora e di tutti i millenari tempi della umana reciproca aggressione, si affermi la decisa volontà di evitare altre stragi, sempre fratricide, sia all’interno di una stessa nazione, sia tra differenti popoli e culture. Il solenne impegno – personale, di gruppo e di popolo; di governanti e di governati – a escludere e ripudiare per sempre la guerra – così, solennemente, dichiara la nostra Costituzione (art. 11) – “come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Ricordare fa bene; e fa sicuramente bene anche invocare – oltre che la “pace eterna” per i milioni di vittime militari e civili – la protezione dall’Alto su di noi e su tutti, perché (anche se qualche amministrazione locale comincia a dimenticare o a sottacere questa dimensione) abbiamo bisogno dell’aiuto del Cielo, ancora oggi, domani e sempre, per tenere lontana da noi e da tutti la tentazione di Caino, che macchiò la Terra del primo sangue fraterno.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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