Ilva, quattro anni dopo. A fine giugno si chiudono i termini per formalizzare le offerte

Dal 2012 a oggi dieci decreti legge, un commissariamento statale, 11.500 dipendenti diretti con il fiato sospeso, promesse di lavori di adeguamento ambientale. Ilva intanto sul mercato non è più competitiva, si parla di 2,5 milioni di euro di perdite al giorno. Lo Stato cerca di venderla ai privati per provare a risollevarla. A fine giugno si saprà chi la spunterà, perché il 30 scadranno i termini per formalizzare le offerte

Nel luglio 2012 il gip Patrizia Todisco firma l’ordinanza con cui vengono messi i sigilli all’area a caldo dell’Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa, al tempo gestita da privati, la famiglia Riva. Gli arresti sono il preludio ad un maxi processo, “Ambiente svenduto”, in cui si accusano i vertici del colosso dell’acciaio di disastro ambientale e si squarcia il velo sul rapporto tra fabbrica, rappresentanti delle istituzioni, dirigenti ministeriali, politici, sindacati, forze dell’ordine, docenti universitari, che permettevano a Ilva di inquinare senza troppi pensieri. Sono passati 4 anni. In mezzo dieci decreti legge, un commissariamento statale, 11.500 dipendenti diretti con il fiato sospeso, promesse di lavori di adeguamento ambientale. Ilva intanto sul mercato non è più competitiva. Il “Corriere della Sera”, parla di 2,5 milioni di euro di perdite al giorno. Lo Stato cerca di venderla ai privati per provare a risollevarla. A fine giugno si saprà chi la spunterà, perché il 30 scadranno i termini per formalizzare le offerte.

I contendenti e il decimo decreto. Le cordate che si giocano la partita sono due:

da una parte il colosso franco indiano Arcelor Mittal in join-venture con il gruppo Marcegaglia, dall’altra la società turca Erdemir, con Luxottica e Cassa Depositi e Prestiti.

“Abbiamo rifatto il processo di gara – ha spiegato il neo ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, a Radio24 – e si partirà dal piano ambientale per arrivare a quello industriale e non viceversa, perché è inaccettabile che in un Paese moderno ci sia questa dicotomia tra lavoro ed ambiente”. Superato questo step si andrà alla valutazione dell’Antitrust. Per i primi mesi del 2017 si dovrebbe concludere il passaggio dal pubblico al privato. In questi giorni, intanto, per il decreto è iniziato l’iter parlamentare che porterà alla legge.

La presa di posizione di Emiliano. Il mondo ambientalista e parte di quello politico, però, non sono d’accordo con i contenuti del decimo decreto salva Ilva. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha dichiarato di avere dato mandato all’avvocatura regionale di valutare se ci sono i presupposti perché si faccia ricorso alla Corte Costituzionale. Il decreto, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, prevede infatti che non sia la cordata vincitrice ma l’amministrazione straordinaria dello Stato (quindi di fatto i cittadini) a restituire il prestito ponte da 400 milioni di euro dato dalle banche all’azienda per il risanamento ambientale e il rilancio industriale. Il decreto, inoltre, specifica che verrà garantita l’immunità penale e amministrativa ai nuovi acquirenti. Tradotto: se si continuerà a inquinare non ci sarà una responsabilità diretta. Il piano ambientale, integrato e modificato dai nuovi acquirenti, slitterà di altri 18 mesi. In origine i lavori sarebbero dovuti finire nel 2014, con il completamento delle coperture dei parchi minerali nell’ottobre 2015, e invece bisognerà attendere ancora. “La proroga è eventuale – ribatte il ministro Calenda – perché il punto chiave è fare bene le cose e non farle comunque. Il piano ambientale deve essere tale da risanare in modo definitivo”. Intanto, Donatella Duranti, deputata di Sel, ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità. “Questi provvedimenti di urgenza – spiega – ledono in maniera pesante la nostra Carta Costituzionale”.

Il monito dell’arcivescovo Santoro. Sul nuovo decreto e sulla situazione che la città continua a vivere, l’arcivescovo della diocesi di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ha ribadito: “La salute è il primo dono che l’uomo ha ricevuto ed è un diritto da preservare, difendere e sostenere. Certo, il fatto che siano stati procrastinati i tempi dell’adeguamento e messa a norma ambientale ci lascia tuttora nell’incertezza e nel dubbio ma non possiamo che proseguire questa battaglia, seguendo quanto afferma Papa Francesco nella Laudato Si’, cioè guardando ad un’ecologia integrale della persona, che significa anche investire nel sociale, nel lavoro, nella cultura, nella vivibilità quotidiana di un territorio”. E la città non smette di protestare anche con gesti plateali e provocatori, come

un manifesto affisso al quartiere Tamburi. Un’idea promossa dall’associazione “Genitori tarantini”, che ha anche scritto a Papa Francesco chiedendo che venga a Taranto. Sullo sfondo del cartellone le ciminiere e i fumi della fabbrica; in primo piano, di spalle, un padre e un figlio che si tengono per mano. Entrambi camminano verso l’Ilva.

Accanto a loro, i dati ufficiali diffusi dal Ministero della Salute nel rapporto Sentieri e resi noti nel 2014: a Taranto c’è il 21% di tumori infantili in più della media regionale, il 54% in più di incidenza di tumori tra 0 e 14 anni, il 20% in più di eccesso di mortalità nel primo anno di vita e il 45% in più di malattie iniziate in gravidanza.

L’idea dell’Ail Taranto. E proprio sulla base di questi dati drammatici, la sezione tarantina dell’Ail ha avviato una raccolta firme per chiedere che venga istituito un reparto di oncoematologia pediatrico. “Sono arrivati dei soldi – spiega la presidente Paola D’Andria – stornati da quelli stanziati per la Terra dei Fuochi e usati per gli screening finalizzati ad una diagnosi precoce; per scoprire, insomma, se ci siamo già ammalati. E se ci siamo già ammalati, se i nostri bambini si sono già ammalati e hanno bisogno di curarsi dove vivono? Beh, allora entrano in campo i conti, la spending review, le spallucce alzate dei vertici della Asl in segno di impotenza, oppure l’attesa, inevasa da oltre un anno, di essere ricevuti, come Ail Taranto, dal Presidente della Regione Puglia Emiliano per esporre questi problemi”. Taranto è stanca di attendere risposte.

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