Diocesi: mons. Santoro (Taranto), “non possiamo vivere da forestieri nelle nostre comunità”

“Tornare a vivere la comunità”. Lo ha ripetuto varie volte mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, durante il pellegrinaggio diocesano a san Giovanni Rotondo, cui hanno partecipato circa 5000 fedeli del capoluogo ionico e della provincia. Un appuntamento annuale inaugurato da Santoro con l’inizio del suo ministero episcopale in Puglia. “Il Risorto opera nella vita di ciascuno, ma è nella chiesa, sua sposa, che agisce, che tocca, che guarisce, che salva. Capiamo bene che è anche il punto più dolente, la sfida più ardua per noi, è fare comunità secondo il Vangelo”. Poi, il presule durante l’omelia della messa solenne ha ribadito: “Siamo tutti assetati di famiglia, di una casa. La Chiesa è la creatura forse più imperfetta di Dio, ma è il luogo dove Egli continuamente si manifesta e vince. Diventare Chiesa è un passaggio fondamentale e non aggirabile. Punto di riflessione e verifica di quest’anno deve essere proprio questo, il proprio amore e il proprio impegno per la Chiesa. Non possiamo vivere da forestieri nelle nostre comunità”. Santoro ha ricordato le tante difficoltà che affliggono la città, attraverso il racconto dell’incontro con la sorella di Cosimo Massaro, l’ultimo operaio dell’ex Ilva ora Arcelor Mittal Italia ad aver perso la vita sul lavoro, quello con una donna affetta da Sla e l’esempio di Francesco Vaccaro, uno degli ultimi adolescenti che ha perso la vita per patologie assimilabili all’inquinamento industriale. “La Chiesa deve sostenere nella tenacia e nell’amore la nostra terra e il nostro futuro. E chiediamo che anche il nuovo governo del Paese lo faccia, anteponendo il bene della nostra Terra, ferita e abbandonata, agli interessi di partito. E noi, come Chiesa, non staremo a guardare; collaboreremo nelle cose giuste come la difesa della salute, dell’ambiente, della vita dal suo concepimento sino al suo termine naturale, nella creazione di infrastrutture che favoriscano il lavoro giovanile in modo che la maggioranza dei nostri giovani non debba emigrare per trovare lavoro – ha aggiunto l’arcivescovo -. Quando dovessero prevalere gli interessi di partito e i giochi di potere dentro e fuori del governo, denunceremo. Non taceremo di fronte ad una possibile approvazione per il suicido per via di una riforma costituzionale”.

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