Papa Francesco: udienza, “Dio ama manifestarsi nella relazione, nel dialogo, con l’ispirazione del cuore”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Negli Atti degli Apostoli la predicazione del Vangelo non si affida solo alle parole, ma anche ad azioni concrete che testimoniano la verità dell’annuncio. Si tratta di ‘prodigi e segni’ che avvengono per opera degli Apostoli, confermando la loro parola e dimostrando che essi agiscono nel nome di Cristo. Accade così che gli Apostoli intercedono e Cristo opera, agendo ‘insieme con loro’ e confermando la Parola con i segni che l’accompagnano”- Lo ha ricordato, stamattina, Papa Francesco, nella prima udienza generale di agosto, in Aula Paolo VI. Con questa udienza il Pontefice riprende  il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli. “Tanti segni, tanti miracoli che hanno fatto gli Apostoli sono una manifestazione della divinità di Gesù”, ha sottolineato a braccio il Santo Padre. “Ci troviamo oggi dinanzi a una guarigione, a un miracolo, al primo racconto di guarigione del Libro degli Atti. Esso ha una chiara finalità missionaria, che punta a suscitare la fede”, ha proseguito Francesco: “Pietro e Giovanni vanno a pregare al Tempio, centro dell’esperienza di fede d’Israele, a cui i primi cristiani sono ancora fortemente legati. I primi cristiani pregavano nel Tempio di Gerusalemme. Luca registra l’ora: è l’ora nona, cioè le tre del pomeriggio, quando il sacrificio veniva offerto in olocausto come segno della comunione del popolo col suo Dio; e anche l’ora in cui Cristo è morto offrendo sé stesso ‘una volta per sempre’. E alla porta del Tempio detta ‘Bella’ vedono un mendicante, un uomo paralitico fin dalla nascita”. Ma, si è chiesto il Papa, “perché era alla porta quell’uomo? La Legge mosaica impediva di offrire sacrifici a chi avesse menomazioni fisiche, ritenute conseguenza di qualche colpa. Ricordiamo che per un cieco alla nascita il popolo domanda a Gesù: ‘Questo è cieco per i suoi peccati o dei suoi parenti, genitori?’ C’è sempre una colpa dietro a una malformazione in quella mentalità. E in seguito era stato negato loro persino l’accesso al Tempio”. Così, “lo storpio, paradigma dei tanti esclusi e scartati della società, è lì a chiedere l’elemosina come ogni giorno, alla porta”. Ma “accade qualcosa di imprevisto: arrivano Pietro e Giovanni e s’innesca un gioco di sguardi. Lo storpio guarda i due per chiedere l’elemosina, gli apostoli invece lo fissano, invitandolo a guardare verso di loro in un modo diverso, per ricevere un altro dono. Lo storpio li guarda e Pietro gli dice: ‘Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!’”. Dunque, “gli apostoli hanno stabilito una relazione, perché questo è il modo in cui Dio ama manifestarsi, nella relazione, sempre nel dialogo, sempre nelle apparizioni, sempre con l’ispirazione del cuore, sono le relazioni di Dio con noi, attraverso un incontro reale tra le persone che può accadere solo nell’amore”.

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