Meeting Rimini: Kayyali (Aleppo), “in Siria 30000 bambini abbandonati”. Un progetto per dare un nome e un futuro ai “figli dell’Isis”

foto SIR/Marco Calvarese

Sono 30 mila in tutta la Siria e circa 8000 ad Aleppo i bambini abbandonati e che sono nati da donne in seguito a stupri e abusi, spesso commessi da miliziani dell’Isis. Si tratta di bambini, dai 2 ai 9-10 anni, non iscritti all’anagrafe e che, con le loro madri, non ricevono assistenza anzi vengono guardati con ostilità. A gettare luce su questo fenomeno, “in crescita perché la guerra non è finita”, è stata la psicologa e psicoterapeuta siriana Binan Kayyali intervenuta oggi al Meeting di Rimini dove ha parlato del progetto “Un nome e un futuro”, fortemente voluto dal vicario apostolico latino di Aleppo, mons. George Abou Khazen, dal padre francescano Firas Lutfi – entrambi presenti all’incontro riminese – e dal Muftì di Aleppo, Mahmoud Akam che è intervenuto in video dalla città siriana. “Il progetto – ha spiegato la psicologa – intende venire incontro ai bisogni dei bambini e delle madri presenti nelle zone colpite. Ci siamo così trovati davanti a tanti piccoli senza nome e quindi senza un futuro, traumatizzati dalla guerra e dalla violenza. Attraverso l’arte, la musica, e sessioni di assistenza psicologica, cerchiamo di recuperare ad una vita più serena questi bambini che mostrano atteggiamenti aggressivi e tendenze al suicidio. Lo shock individuale del bambino ha riflessi anche collettivi. I loro drammi sono raccontati dai disegni che realizzano quando sono nei nostri centri di assistenza. Con loro vengono anche le madri che seguono percorsi paralleli di riabilitazione post-traumatica”. Il progetto messo in campo dai francescani e dal mufti di Aleppo, punta anche a far iscrivere i bambini all’anagrafe, “spesso le madri rinunciano a farlo per evitare scandali” e inserirli nelle scuole. A tale proposito è in discussione nel Parlamento siriano una legge, “non ancora approvata”, che prevede tra le varie proposte “la registrazione dei figli con il nome della madre e la possibilità di dare in adozione il bambino anche se l’istituto dell’adozione non è consentito nella cultura islamica”.

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