Incendi nell’Amazzonia boliviana: mons. Coter (Repam), “perduti quasi 5mila chilometri quadrati di foresta, Governo intervenuto in ritardo”

Brucia l’Amazzonia brasiliana, ma anche l’Amazzonia boliviana e il Chaco paraguagio. Una situazione che prosegue da settimane ed è ormai fuori controllo. “Ci sono diverse cause e molte responsabilità del Governo – dice al Sir dalla Bolivia mons. Eugenio Coter, vescovo del vicariato apostolico di Pando e referente per la Rete panamazzonica (Repam) della Bolivia -. Ormai sono andati completamente perduti 470mila ettari di foresta, quasi 5mila chilometri quadrati, il fronte dell’incendio è lungo trecento chilometri, tra i dipartimenti di Santa Cruz e del Beni”. E’ l’angolo occidentale della Bolivia, con le ultime riserve della foresta amazzonica che cedono il posto alla regione del Chaco, che prosegue poi in Paraguay. Una ricchezza naturale andata in fumo. “Ci vorranno duecento anni – dicono gli esperti – per ricostruire questo ambiente”. Perché, dunque, un disastro così grande? “Il Governo non è intervenuto subito, per giorni il presidente Evo Morales ha minimizzato, ha detto che tutto era sotto controllo. Solo ora ha accettato di chiedere aiuto all’estero e siamo in attesa del Boeing 747, in grado di rovesciare 74mila litri ad ogni passaggio. Ma ormai è tardi”, afferma mons. Coter, che prosegue: “In primo luogo, gli incendi si sviluppano a causa della deforestazione, che porta maggiore siccità su un terreno che invece resterebbe umido. Basti pensare che passano anche due mesi senza che piova, una cosa inconcepibile per una foresta pluviale. Siccità, caldo e vento, favoriscono la nascita e la propagazione di incendi”.

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