Sparatoria a El Paso: vescovi Usa, “smettere di usare un linguaggio pieno di odio che ci umilia e ci divide”

(Corpus Christi – Texas) “Bisogna agire rapidamente e smettere di usare un linguaggio pieno di odio che ci umilia e ci divide e motiva alcuni a violenze orribili”. A una settimana dalla sparatoria di El Paso, in Texas, dove 22 persone sono state uccise e decine sono state ferite da Patrick Crusius, i vescovi americani richiamano i leader politici e tutti i cittadini a lavorare per unire e accogliere perché è solo questo a farci “persone grandi”. Il presidente della Commissione per le migrazioni, mons. Joe S. Vásquez; il presidente per la Commissione per lo sviluppo sociale, mons. Frank J. Dewane, e il presidente del Comitato contro il razzismo, mons. Shelton J. Fabre, hanno scritto un messaggio congiunto in cui ricordano la tragica morte delle 22 vittime di El Paso, molte di origine ispanica, e sottolineano che “la retorica e le idee piene di odio possono diventare la motivazione per commettere atti di violenza, almeno da parte di alcuni”, perché in fondo sono stati “l’odio e la dura retorica che hanno fatto da eco alle spiegazioni date dal killer di El Paso, ma anche di chi ha attaccato la sinagoga di Pittsburgh e la chiesa di Charleston”. I tre vescovi dichiarano che “i sentimenti anti-immigrati, anti-rifugiati, anti-musulmani e antisemiti che sono stati proclamati pubblicamente nella nostra società negli ultimi anni hanno incitato all’odio nelle nostre comunità” e per questo serve lavorare per l’unità e l’accoglienza. Mons. Fabre ha precisato che il razzismo di oggi non è “una questione di neri e bianchi “, ma come spiegato nella lettera pastorale pubblicata lo scorso novembre, “questo è un male che colpisce tutti e tutte le comunità”. In quelle pagine poi, un richiamo particolare è dedicato proprio agli ispanici, “che si trovavano in questa terra molto prima che i confini cambiassero” eppure sono proprio loro ad essere citati con “innumerevoli nomi dispregiativi, che hanno riscontrato pregiudizi negativi a causa della loro etnia, che hanno subito discriminazioni nel presentare domande per l’università, per l’alloggio e per la registrazione al voto”. Mons. Fabre è tra i vescovi firmatari della dichiarazione congiunta con cui i prelati americani hanno rimproverato il linguaggio “divisivo e irrispettoso” usato dal presidente Donald Trump per denigrare la città di Baltimora, definita da Trump “disordinata, disgustosa, infestata da ratti e roditori, un luogo dove nessun essere umano vorrebbe mai vivere”.

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