Unesco: le colline del Prosecco patrimonio dell’umanità dopo 10 anni dalla candidatura

Un anno fa sono state bocciate, ieri le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono invece state promosse dall’Unesco a patrimonio dell’umanità. Un successo atteso, che adesso, nelle aspettative di tutti, potrà da un lato generare un grande giro d’affari e, dall’altro, elevare la protezione nei confronti del territorio.
Il riconoscimento, ha commentato il ministro per le Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio, “valorizza le straordinarie qualità sceniche e le tradizioni di un paesaggio culturale unico di eccezionale valore mondiale. Una terra dalla quale nascono i frutti che danno vita a uno dei prodotti che più caratterizza l’eccellenza del nostro made in Italy”. La decisione è stata ufficializzata a Baku (Azerbaijan) nel corso della 43ª sessione del Comitato mondiale Unesco. “Questo riconoscimento – ha detto ancora Centinaio –, è un punto di partenza per il futuro. Adesso la sfida che ci attende è quella della conservazione dei caratteri specifici e tradizionali di questo splendido territorio quale patrimonio da trasmettere alle future generazioni, a beneficio dell’intera umanità”.
Naturale soddisfazione anche da parte dell’Associazione temporanea di scopo “Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità” e del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, il cui presidente Innocente Nardi ha subito commentato: “Il riconoscimento non rappresenta il punto di arrivo, ma un’importante tappa di un percorso che mira alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico ed agricolo presente in questo piccolo territorio, noto per il suo prodotto principe, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”. Mentre Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ha ricordato l’aumento record del 21% delle vendite in valore nel 2019 sui mercati esteri del Prosecco e il fatto che il riconoscimento era “un risultato atteso che riconosce l’importanza di un territorio dallo straordinario valore storico, culturale e paesaggistico in grado di esprimere una produzione che ha saputo conquistare apprezzamenti su scala mondiale. Delle 464 milioni di bottiglie Doc vendute lo scorso anno, prodotte su oltre 24mila ettari di vigneti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, circa 2 su 3 sono state vendute all’estero dove la Gran Bretagna”.
L’iter della candidatura è durato dieci anni, un percorso lungo e non privo di difficoltà. Proprio lo scorso anno, a luglio, la candidatura era stata bocciata. Sempre Coldiretti aveva commentato: “Una decisione che mortifica il grande valore culturale e ambientale che l’agricoltura riveste in un territorio in cui sono coinvolti 15 Comuni e oltre 3.000 agricoltori che operano su circa 5.000 ettari di vigneto”. Adesso, invece, l’Unesco ha cambiato idea.

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