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Ucraina: Shevchuk, “guerra dimenticata”, “in 5 anni 13mila persone uccise” ma “i dati reali sono almeno il doppio”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

In 5 anni, stando ai dati ufficiali, sono state uccise 13mila persone, “ma i dati reali dicono che sono almeno il doppio”. A parlare della guerra in Ucraina è stato Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, che in una conferenza stampa svoltasi presso Radio Vaticana dopo l’incontro con il Papa ha definito quella in atto nel suo Paese “una guerra ibrida” – come l’ha chiamata il card. Parolin – e “una guerra dimenticata”, che “non sempre tocca il cuore degli europei”. “Per rompere questo silenzio”, Francesco ha voluto la missione “Il Papa per l’Ucraina”, ha ricordato l’arcivescovo, con la quale intende sostenere innanzitutto i bambini vittime della guerra. Shevchuk ha messo inoltre l’accento sul tema umanitario: “Nella zona dei combattimenti  – ha reso noto a proposito delle miniere di Donbass – si avverte una situazione ecologica sempre più grave. Nelle miniere si inquina l’acqua, e quasi 4 milioni di persone non hanno più accesso all’acqua potabile”. La zona è poi altamente inquinata da materiale esplosivo, e “migliaia di bambini sono esposti quotidianamente” al pericolo di amputazione di mani e gambe, a causa del contatto con esso. “Spesso vengono trasportati all’estero per le protesi e le cure adeguate”, ha detto Shevchuck evocando la necessità di sviluppare, in Ucraina, il settore della riabilitazione, magari anche “attraverso accordi con l’Ospedale Bambino Gesù”, che può mettere a disposizione personale medico sul posto. Altro problema emergente nel Paese, l’emigrazione: “Ogni anno in Ucraina emigra un milione di cittadini, e ciò provoca lo spopolamento”, il grido d’allarme dell’arcivescovo: “Sono soprattutto i giovani e i professionisti coloro che cercano una vita migliore altrove”. Otre che un problema economico e demografico, “per noi è un problema pastorale”, ha reso noto Shevchuck: “Dobbiamo chiederci come accompagnare queste persone nei Paesi di arrivo, come aiutarli a conservare la loro identità cristiana”.  Quanto all’ecumenismo, l’Ucraina si candida ad essere “un laboratorio”, come l’ha definita Govanni Paolo II nel 2001: “Vogliamo essere non un ostacolo, ma catalizzatori dell’ecumenismo”, il programma di Shevchuck, “per noi il dialogo è l’unica alternativa allo scontro”, anche se dopo la creazione di una nuova Chiesa autocefala in Russia “i nostri fratelli ortodossi sono diventati un po’ più chiusi”. Il 71% degli ucraini sono ortodossi, i greco-cattolici ammontano invece al 14,1%; il 18% dichiara di non avere nessuna religione.

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