Migranti: card. Montenegro (Agrigento), “abituarsi alla loro morte è dimenticare la nostra umanità”

“Essere cristiani non significa essere religiosi ma essere più umani. Non sono gli atti religiosi a farci cristiani, ma lo schierarsi dalla parte della sofferenza di Dio nella vita del mondo. Il Vangelo richiede non di fare delle cose, ma di fare delle scelte”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro, nell’omelia della messa celebrata in occasione della festa del patrono san Calogero, nel santuario dedicatogli. Il porporato ha rivelato il suo “stupore” per il fatto che “oggi, solo perché non si condivide il pensiero di alcuni, si diventa oggetto di insulti pesanti”. “Povera democrazia! Continuando di questo passo si tornerà al far west (e i segnali ci sono), quando il prepotente decideva la sorte degli altri”, è stato il monito del cardinale. Che ha segnalato una “contraddizione” di “molti agrigentini”. “Siamo fieri del nostro santo nero, ma aumenta il numero di coloro che rifiutano e disprezzano quanti arrivano da altre terre. Senza conoscerli, li definiscono tutti delinquenti e terroristi; molti di loro sono cristiani come noi”. L’arcivescovo ha poi segnalato che “la fede deve incidere sul modo di vivere dei credenti riguardo al rispetto di sé e degli altri, alla famiglia, alla procreazione, agli atteggiamenti sociali verso la collettività”. “Non si possono scegliere gli aspetti della fede che ci piacciono e non tener conto di altri. Non sono possibili sconti sullo stile di vita del cristiano”. Quindi, sull’esempio di san Calogero, il cardinale ha indicato “il coraggio dell’amore”, vissuto da lui “con gli appestati”. “Abituarsi alla morte dei migranti è dimenticare la nostra umanità – ha affermato il card. Montenegro –. Gli uomini possono avere il colore della pelle diverso, ma quello del cuore è uguale a tutti; e poi, non dimentichiamolo, c’è la morte a renderci uguali; la morte dovrebbe permetterci di pensarci come appartenenti a un’unica comunità, a sentirci uguali pur nella differenza”.

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