Giovani italiani in Australia: Vignali (Maeci), “le istituzioni devono creare le condizioni perché le partenze non siano più necessarie”

“Le testimonianze presenti nella ricerca sono preziose perché ci rivelano chiaramente cosa i giovani vorrebbero dal loro Paese e ci fanno capire in che cosa bisogna investire: nella meritocrazia; nella valorizzazione dell’ambiente naturale; nella necessaria integrazione delle diversità; nel riconoscimento lavorativo dei giovani in un’ottica di apertura alle proposte sperimentali”. Lo ha detto il ministro plenipotenziario Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), intervenendo alla presentazione a Roma, alla Camera dei deputati, della ricerca “88 giorni nelle Farm australiane: un moderno rito di passaggio”. Il volume, promosso dalla Fondazione Migrantes, si propone di narrare la mobilità giovanile italiana in Australia.
“Nelle interviste emerge, infatti, l’amore per l’Italia e dopo questa esperienza si sentono, e sono, più maturi, più capaci, più motivati. I ragazzi che tornano hanno grandi potenzialità e vogliono spendere qui in Italia ciò che hanno imparato”, ha spiegato Vignali.
“Non è vero – ha proseguito – che vogliono un posto di lavoro sicuro, vogliono la sicurezza di un lavoro. Non un impiego da difendere a tutti i costi perché terrorizzati di perderlo, ma la possibilità di licenziarsi senza timore perché di sicuro ci sono altre possibilità”.
Vignali ha, infine, concluso precisando che “uno dei doveri delle istituzioni è di comprendere questi giovani per poterli aiutare a costruire un futuro, per capire cosa li spinge a partire e per creare le condizioni perché queste partenze non siano più necessarie. L’elemento che accomuna infatti sia i ragazzi che partono sia quelli che rimangono è quello di sognare un’Italia migliore”.

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