Flora Manfrinati: mons. Perego (Ferrara), “ha saputo fare delle ‘stigmate’ del suo corpo un segno per annunciare e testimoniare la benevolenza del Signore”

“Nella vita di Flora, nonostante la sofferenza, le prove, ritroviamo una serenità interiore e una sapienza del cuore propria di chi si fida e affida al Signore, che irradiava attorno a sé con irresistibile fascino. Guardando a Flora ritroviamo la verità di alcune parole di papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate, dedicata alla chiamata alla santità: ‘il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza’”. Lo ha affermato ieri mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nel corso della celebrazione che ha presieduto a Mottatonda in memoria della Venerabile Flora Manfrinati. Nell’omelia, l’arcivescovo ha evidenziato come la “condivisione della sofferenza e della morte da parte del Figlio di Dio, porta anche a noi i doni della pace e della misericordia: e questo Flora non solo l’ha compreso profondamente, ma l’ha vissuto interiormente, chiedendo al Signore di ‘soffrire senza far soffrire’”. “Anche per Lei – ha proseguito – la Croce è stato un ‘vanto’, cioè il centro della sua vita, segnata dalle numerose ‘stigmate di Gesù sul suo corpo’, parafrasando le parole di Paolo. ‘La nostra ricchezza è la Croce’, ripeteva spesso”. “Chiunque – ha osservato mons. Perego – nella condizione di vita di Flora avrebbe maledetto più che benedetto il Signore, mentre Flora ha saputo fare della debolezza, dei limiti, delle ‘stigmate’ del suo corpo un segno per annunciare e testimoniare la benevolenza del Signore”. “Chiediamo al Signore, guardando alla vita e all’esempio di Flora, che anche la nostra vita profumi di Cristo, così che – ha concluso l’arcivescovo – la nostra vita e non solo le nostre parole accompagnino e annuncino il ‘Regno di Dio’, Regno di giustizia e di pace”.

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