Emigrazione: don De Robertis (Migrantes), “la mobilità dei giovani non d’essere una costrizione ma una scelta”

“A tre anni dall’uscita di ‘Giovani italiani in Australia’, questo testo prosegue l’approfondimento delle dinamiche della nuova mobilità in Australia, con un’attenzione particolare alle esperienze dei giovani italiani nelle Farm, necessarie per prolungare l’estensione del visto vacanza-lavoro e vivere lontano da casa”. Lo ha affermato Don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo alla presentazione a Roma, alla Camera dei deputati, della ricerca “88 giorni nelle Farm australiane: un moderno rito di passaggio”. Il volume, promosso dalla Fondazione Migrantes, si propone di narrare la migrazione giovanile italiana in Australia, una meta che negli ultimi anni è diventata sempre più ambita.
Tra i presenti, il sen. Francesco Giacobbe, componente della Commissione affari esteri, emigrazione, e Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Maeci.
“Questo studio affronta dunque un tema particolarmente caro alla Chiesa – ha proseguito il direttore –, quello della mobilità, di cui oggi si parla solo in termini negativi, a proposito dell’arrivo dei migranti. Facendoci così dimenticare che i nostri connazionali residenti all’estero sono oltre 6 milioni, più del 10% della popolazione italiana”.
Don De Robertis, nel ricordare la celebrazione eucaristica del Papa di questa mattina, nel sesto anniversario del suo viaggio a Lampedusa, ha inoltre ribadito l’importanza di non scordare mai che “i migranti sono anzitutto uomini, donne, bambini, nostri fratelli e sorelle”: “Merito di ‘88 giorni nelle Farm’ – ha commentato – è dunque quello di far emergere l’attenzione alla persona, alla sua vita, alla sua storia, dove il viaggio diventa un’opportunità di crescita, di formazione. E al contempo le criticità di un’Italia, che, se pur amata dai suoi ragazzi, costringe a partire a causa dell’assenza di meritocrazia, di opportunità lavorative”.
Il direttore generale ha, infine, affermato: “Come Fondazione non possiamo tacere su quanto spesso lo spostamento fuori dall’Italia possa per molti trasformarsi nel restare imbrigliati nelle maglie del lavoro irregolare, dello sfruttamento e delle condizioni di vita al limite della povertà”. “Per questo – ha concluso – è fondamentale sostenere una migrazione che, a prescindere dal luogo di partenza e di destinazione, si riveli sempre un’esperienza umana dignitosa e feconda”.

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