Diocesi: Termoli-Larino, si è conclusa ieri la settimana Agorà con l’inaugurazione della mostra “Incipit: radici e arte di un popolo: Stella Maris”

Con l’inaugurazione della mostra “Incipit: radici e arte di un popolo: Stella Maris” dedicata alle minoranze linguistiche albanesi presenti sul territorio si è conclusa, ieri sera, la settimana Agorà della diocesi di Termoli-Larino. In tanti hanno preso parte agli eventi pensati come un’occasione di incontro, conoscenza e possibilità di creare relazioni e opportunità di dialogo grazie all’intuizione del vescovo, mons. Gianfranco De Luca, che ha voluto un momento di condivisione capace di unire momenti di svago e riposo dalle fatiche quotidiane alla riflessione sui temi dell’agenda diocesana come il laicato, il servizio, l’inclusione sociale, il lavoro, la famiglia. “Una prospettiva di rete integrata per continuare a condividere i numerosi progetti avviati dalla diocesi e stimolare l’apertura al territorio e al suo patrimonio di risorse da conoscere e valorizzare”, si legge in una nota.
La mostra resterà aperta fino ad agosto. In visita a Termoli, per venerare le reliquie di San Timoteo e visitare anche la mostra della parrocchia dedicata al discepolo prediletto dall’apostolo Paolo, anche Giobbe (Job) Getcha, arcivescovo di Telmessos (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli), in servizio a Ginevra in qualità di rappresentante permanente al Consiglio mondiale delle Chiese e di co-presidente della Commissione internazionale per il dialogo tra la Chiesa cattolica e ortodossa, e il protopresbitero Anatoliy Grytskiv, parroco della Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.
Nel suo intervento il vescovo De Luca ha evidenziato: “L’agorà è la piazza dove ci si incontra e ci si racconta ma rappresenta anche un luogo creativo perché ogni incontro, se è vero, senza schemi, pregiudizi e preconcetti, produce qualcosa di nuovo e il primo nuovo è proprio quel germoglio di comunità. Attraverso questo dialogo positivo ci si riconosce e ci si accoglie con gioia da fratelli che decidono di fare un tratto di strada insieme”.
“È però necessario che questo ‘contatto tra poli’ avvenga senza paura e con amore, senza pensare al volto, alla provenienza e alla cultura dell’altro riconoscendo, accogliendo e gustando la contaminazione del diverso così come ci ricorda la mostra dedicata alle minoranze linguistiche croate e, quest’anno, albanesi”, ha aggiunto.
In questo processo generativo, l’esortazione conclusiva, “lasciamoci accompagnare dall’amore di Dio rendendoci tra di noi compagni, con la speranza che tutto ciò che accade è sempre per il meglio, se visto con lo sguardo del Cielo. Nel nostro territorio c’è tanto bisogno di comunità e di relazioni vere, allora valorizziamo gli incontri e viviamoli come possibilità di crescita per la nostra vita personale prima di tutto”.

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