Suicidio assistito: Gambino (giurista), “non c’è maggioranza nel Comitato di bioetica, a rischio le persone più fragili”

foto SIR/Marco Calvarese

“L’idea che possa essere legalizzata qualunque forma di suicidio assistito, e anche casi di patologie irreversibili, sarebbe devastante per il nostro Sistema sanitario, perché implicherebbe che l’eutanasia entrerebbe nelle nostre corsie di ospedale. Sarebbero, soprattutto, le persone più fragili, più vulnerabili e più deboli a essere spinte verso delle forme di interruzione della propria vita prima del suo spirare naturale”. Lo dice al Sir Alberto Gambino, giurista, presidente di Scienza & Vita, commentando il parere del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) sulla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito. “Il parere al momento vede diviso in due il numero dei componenti – spiega il giurista -. Ci sono 13 componenti a favore della legalizzazione dell’eutanasia e 13 contrari. Bisogna rettificare le notizie che si stanno diffondendo, cioè che ci sarebbe una prevalenza dei favorevoli, perché tra i contrari ci sono due che sono contrari fintanto che in Italia non sia attuata fino in fondo l’implementazione delle cure palliative. Vengono considerati come tre voti diversi, ma in realtà, nel documento la postilla di questi due ribadisce che sono sempre contrari alla legalizzazione. Quindi, non c’è una prevalenza”. Evidenziando che in Europa sono solo tre i Paesi dove si è accolto il suicidio assistito e l’eutanasia (Belgio, Olanda e Lussemburgo), il presidente di Scienza & Vita sottolinea che si tratta di nazioni che “hanno sistemi sanitari dove la valutazione della dignità della vita è legata a una lettura efficentista”. “In Italia e nei Paesi del Mediterraneo si è sempre rifiutato di fare un discorso su cos’è la vita degna di essere vissuta”. E avverte: “Nel momento in cui si dovesse legalizzare quest’alternativa al fine vita, non sarebbero solo le persone più radicali ed estreme a prendere questa scelta, ma purtroppo ci sarebbero decine e decine di situazioni particolari che indirettamente vedrebbero attuarsi nei loro confronti forme di abbandono e, attraverso una scelta un po’ forzata, si troverebbero a chiedere l’esito finale della loro vita attraverso una iniezione letale”.

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