Suicidio assistito: Centro studi Livatino, “inaccettabile la posizione che lo distingue dall’eutanasia”

“Il parere del Comitato nazionale di bioetica sull’aiuto al suicidio dà conto delle posizioni diversificate al proprio interno. Peccato che nella comunicazione mediatica siano state fatte prevalere le riflessioni pro, e per questo più che riflessioni appaiono propaganda perché la Corte Costituzionale completi l’opera annunciata con l’ordinanza n. 207/2018”. Lo scrive in una nota il Centro studi Rosario Livatino a proposito delle “riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito” diffuse oggi dal Cnb. “Vari e di rilievo sono i punti inaccettabili nel testo del parere: inaccettabile è la posizione che propone di distinguere fra l’aiuto al suicidio e l’eutanasia: come se uccidere in via diretta un essere umano o prestargli ausilio per togliersi la vita fosse qualcosa di diverso dal punto di vista sostanziale, etico e giuridico”. Viene giudicato, inoltre, “inaccettabile” poi “l’autodeterminazione quale unico criterio di riferimento, in linea con quanto sostenuto dalla Consulta: come se dignità e autodeterminazione fossero la stessa cosa”. “È contraddittorio il richiamo alle cure palliative, se poi viene giustificata la strada dell’aiuto al suicidio – aggiunge il Centro studi intitolato al magistrato ucciso dalla mafia -. La parola passa a un Parlamento che finora ha dormito. Si lamenta di frequente l’invasione del terreno legislativo da parte della giurisdizione o di realtà terze: ci sono ancora pochi giorni perché Camera e Senato dimostrino non solo di non volere l’inserimento del suicidio assistito nel Ssn, ma anche di non accettare il proprio conseguente suicidio come istituzione”.

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