Sea-Watch 3: Guenzi (Atism), “no alla delegittimazione della solidarietà, prestare aiuto agli altri viene prima di ogni altra esigenza”

“No alla delegittimazione della solidarietà: prestare aiuto agli altri viene prima di ogni altra esigenza”. Lo afferma Pier Davide Guenzi, presidente dell’Associazione teologi moralisti italiani (Atims) in merito alla vicenda della nave Sea-Watch 3. Destano “profonda preoccupazione alcune dinamiche – afferma – manifestatesi in relazione alla vicenda della nave Sea-Watch e del suo comandante, Carola Rackete”. La complessità dei fatti – aggiunge Guenzi – cui peraltro hanno messo un punto fermo la mancata convalida dell’arresto da parte della comandante da parte del Gip di Agrigento, Alessandra Vella, e la liberazione della stessa comandante, non oscura, infatti, le molte drammatiche contraddizioni presenti nei comportamenti e nelle parole di alcuni soggetti, anche istituzionali”. Il presidente dell’Atism si dice preoccupato dal “tentativo insistito di presentare come reato l’impegno per il soccorso nei confronti di chi si trova in situazioni di pericolo grave e potenzialmente letale”. “Tale tendenza – chiarisce Guenzi –, sostenuta in modo anche violento da parecchi soggetti è, infatti, profondamente distante dalla grande tradizione morale dell’Occidente, che ha un riferimento primario nella Regola d’Oro: ciò che vorresti fosse fatto a te, tu fallo ad altri”. Guenzi ricorda la parabola evangelica del Samaritano, in cui viene presentata “efficacemente una prospettiva in cui l’amore del prossimo e la pratica della cura per chi è nel bisogno sono doveri primari per ogni soggetto responsabile”. “Delegittimare la solidarietà e chi la pratica – puntualizza – significherebbe invece abbandonare un riferimento fondante per un Paese che già nell’articolo 2 della sua Costituzione chiama all’‘adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale’”. Il presidente dell’Atism esprime soddisfazione per le motivazioni del Gip di Agrigento, “che sottolineano come persino la resistenza a pubblico ufficiale da parte della comandante Rackete debba essere valutata alla luce del suo sforzo di adempiere il dovere di salvare vite umane in mare”. “In tale nitida affermazione – conclude – trova espressione giuridica un dato di profondo valore morale: la prevalenza degli obblighi di soccorso e di cura del debole rispetto ad altre esigenze, anche di grande rilievo. Vorremmo che tale principio fosse chiaramente assunto come riferimento chiave per questo dibattito, così come per l’intera vita civile e politica del Paese”.

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