Libia: Unhcr e Oim chiedono “indagini immediate, chiusura dei centri di detenzione e corridoi umanitari”

“Un’indagine approfondita e indipendente che determini le dinamiche di quanto accaduto e ne individui i responsabili affinché ne rispondano”, insieme ad una ferma condanna di “questo e ogni altro attacco alle vite dei civili” con la richiesta “che sia posta immediatamente fine alla detenzione di migranti e rifugiati” viene espressa oggi dall’Unchr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) dopo aver appreso “il bilancio scioccante” delle vittime dell’attacco avvenuto ieri notte contro il Centro di detenzione di Tajoura, a est di Tripoli. Le due organizzazioni manifestano la “profonda preoccupazione espressa a più riprese in relazione all’incolumità delle persone trattenute nei Centri di detenzione”. Inoltre, “quest’ultimo episodio di violenza conferma i pericoli segnalati sia dall’Oim sia dall’Unhcr rispetto all’opportunità di ricondurre migranti e rifugiati in Libia dopo averli intercettati o soccorsi nel Mare Mediterraneo”. Presso il Centro di Tajoura erano detenuti almeno 600 rifugiati e migranti – fra i quali donne e minori. L’attacco aereo non ha causato solo decine di morti, ma anche dozzine di feriti, per cui si prevede che il bilancio finale delle vittime sarà molto più elevato. Incluse le vittime di Tajoura, sono circa 3.300 i migranti e i rifugiati che restano detenuti in modo arbitrario dentro e fuori la città di Tripoli in condizioni “disumane”. “Questi centri devono essere chiusi”, ripetono Oim e Unchr, impegnate a garantire assistenza con l’invio di squadre mediche, mentre una squadra inter-agenzie delle Nazioni Unite è in attesa di autorizzazione per visitare l’area. Le due organizzazioni ricordano alle parti in conflitto “che i civili non devono essere presi di mira, ma devono anzi essere protetti conformemente sia alle norme internazionali sui rifugiati sia alle norme internazionali sui diritti umani”. Il conflitto ha costretto quasi 100.000 cittadini libici a fuggire dalle proprie case. L’Unhcr, insieme all’Oim e agli altri partner, ha ricollocato oltre 1.500 rifugiati dai centri di detenzione verso aree più sicure. Le operazioni di rimpatrio volontario assistito effettuate dell’Oim hanno permesso a più di 5.000 persone vulnerabili di fare ritorno in 30 differenti Paesi di origine, fra Africa e Asia. Le agenzie Onu sollecitano “l’intero sistema delle Nazioni Unite a condannare questo attacco e la pratica della detenzione in Libia” e rivolgono un appello alla comunità internazionale “affinché garantisca corridoi umanitari che permettano di evacuare migranti e rifugiati fuori dalla Libia”.

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