Libia: p. Ripamonti (Centro Astalli), “basta ottuse ed egoistiche logiche da fortezza Europa, non è un porto sicuro”

“Volevamo la prova che la Libia non fosse un porto sicuro ora l’abbiamo, una prova pagata a prezzo di decine di vite umane in un centro di detenzione che non doveva essere lì, nel quale non dovevano esserci migranti, ma anche questa tragedia non servirà a smuoverci dalla nostra colpevole indifferenza”: lo afferma padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, esprimendo “profondo dolore” per il bombardamento che ha colpito durante la notte il centro di detenzione per migranti di Tajoura, sobborgo nella zona est di Tripoli, con il bilancio provvisorio di 40 persone morte e 80 feriti, per lo più migranti subsahariani. “A fianco alle vittime del conflitto che si sta consumando in Libia dobbiamo contare anche queste. Concediamoci un tempo per piangerle, forse siamo ancora in tempo per tornare indietro dalle nostre ottuse ed egoistiche logiche da fortezza Europa”, sottolinea padre Ripamonti. Il Centro Astalli denuncia ancora una volta “l’orrore che si aggiunge alla tragedia quotidiana che le persone, già provate dalla fuga dai loro Paesi di origine a causa di guerre, persecuzioni, violenza generalizzata, sono costrette a vivere nei centri di detenzione dove vengono sottoposte a torture di ogni genere. La Libia non è un Paese sicuro, è un Paese dove da tempo si combatte una guerra civile, dove manca stabilità politica e militare e dove vengono perpetrate sistematiche violazioni dei diritti umani soprattutto a danno dei migranti”.

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