Sinti: diocesi Ferrara, “un progetto condiviso per il trasferimento delle famiglie”

“Un ragionevole tempo dichiarato e supportato di ‘stato di emergenza’ delle famiglie Sinte, che prevede l’intervento anche della Protezione civile, valutando la permanenza temporanea nell’area di sosta” per poi “avviare un progetto definitivo proposto dal Comune e dalle Istituzioni, condiviso con le famiglie Sinte e supportato dal mondo del Terzo settore, che garantisca alla città un passaggio urbanistico importante sul piano della sicurezza, della vita sociale e un futuro migliore per tutti”. Lo auspica l’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio in una nota sul trasferimento di alcune famiglie Sinte da un’area di sosta nel comune di Ferrara. “Attorno a questo trasferimento, alle modalità del suo annuncio e del suo svolgimento – segnala il comunicato -, si sono alternate voci diverse, talora allarmanti per i toni e le scelte operative”. L’arcidiocesi evidenzia anche “la necessità di un progetto che aiuti a passare dalla provvisorietà abitativa alla definitività abitativa, a salvaguardare il risultato scolastico raggiunto, a tutelare la salute, a intensificare l’impegno professionale e lavorativo, a favorire un impegno responsabile e di cittadinanza”. Cinque obiettivi previsti anche dalla “Strategia nazionale in riferimento alle minoranze Rom e Sinti e recepiti anche a livello regionale dalla Regione Emilia-Romagna”. “Non può sussistere dunque nella Chiesa, e in chi voglia ascoltare, alcuna chiusura, tanto più se a priori, nei confronti di alcuno e di alcuna famiglia di uomini, donne e bambini”. Riferendosi al caso in questione, il comunicato ricorda che “si tratta di pochi nuclei familiari, aggregati secondo la tradizione dei Sinti in una più larga comunità, con quattordici minori; sono quaranta persone italiane in situazioni di necessità e nella attesa di migliori condizioni abitative e di vita; cittadini nondimeno dotati dei diritti e delle libertà garantite dalla Costituzione”. L’arcidiocesi indica, infine, come via da seguire quella di “accoglienze preparate e disseminate nel più vasto territorio, accompagnate da un progetto condiviso con il mondo del Terzo settore e della stessa realtà ecclesiale”.

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