Notizie Sir del giorno: carabiniere ucciso, Parolin su politica, attività umanitarie in Ue, bimbo autistico, Benedetto XVI, card. Ortega, funerali Antony Provenzano

Carabiniere ucciso a Roma: mons. Marcianò (ordinario militare), “maggiore attenzione per coloro che vegliano sulla sicurezza di tutti noi”

Sono di nazionalità americana le due persone fermate nell’ambito delle indagini relative all’omicidio di Mario Cerciello Rega, carabiniere di 35 anni morto, a Roma, dopo essere stato accoltellato ieri sera mentre tentava di fermare i rapinatori che avevano derubato un uomo. L’episodio è avvenuto in centro, nel quartiere Prati. “Ci sentiamo particolarmente vicini, come Chiesa dell’Ordinariato Militare, alla moglie e a tutti i familiari del vice brigadiere Mario Cerciello Rega. La sua limpida testimonianza di servizio umile e vicino alla gente si unisce alle tante testimonianze di eroicità quotidiana, che non balzano agli onori delle cronache e non fanno ‘notizia’, disseminate nella storia della Famiglia dell’Arma dei Carabinieri”. Così mons. Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, in una dichiarazione al Sir sulla morte del giovane carabiniere assassinato a Roma. “Sono proprio i Carabinieri il principale presidio di legalità nelle nostre città e contrade, primo riferimento per i piccoli e grandi problemi quotidiani grazie ai quali la gente ritrova sicurezza e fiducia. Il dolore per il dramma che oggi si è consumato – conclude mons. Marcianò – mi spinge a esprimere la speranza di una maggiore attenzione per coloro che vegliano sulla sicurezza di tutti noi e a invocare il Signore, affinché tocchi i cuori degli assassini e di tutti coloro che si fanno strumenti di violenza, ingiustizia, illegalità, e li volga al bene, anche attraverso il sacrificio di Mario, al quale va infinita e commossa gratitudine”. (clicca qui)

Politica: card. Parolin (Santa Sede), “rimettere al centro l’uomo, come antidoto al deragliamento dei valori della nostra società”

“Il ridimensionamento dei valori su cui è fondata la convivenza dei popoli europei è dovuto a quattro fattori: la perdita di propulsione del progetto dell’Ue; il crescente primato dell’economia, dove il mercato unico è diventato un valore da difendere; l’evoluzione semantica dei diritti umani; e una serie di interrogativi, tra cui il fatto che oggi i valori trovano le loro radici sul consenso della maggioranza”. Ad affermarlo il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, durante la lectio magistralis pronunciata in occasione della prima edizione della Summer School di formazione sociopolitica promossa dal Vicariato di Roma, dal titolo “Da Moro a Moro… and more”, in corso a Villa Campitelli, a Frascati, fino al 27 luglio. Per il card. Parolin, esiste però una via di uscita da questo deragliamento: “La speranza per l’Europa di oggi e di domani – ha dichiarato – è quella di ripartire dal mettere al centro l’uomo, la sua dignità che è inviolabile, dal considerare l’Ue, come ci indica il Papa, una famiglia di popoli, una comunità di persone. E non solo dei diritti da difendere o dei protocolli da rispettare”. (clicca qui)

Migranti: 100 organizzazioni europee chiedono che la nuova Commissione ponga fine alla “criminalizzazione della solidarietà”

Ci sono 49 casi aperti in 11 Stati membri dell’Unione europea che coinvolgono 158 persone criminalizzate per attività umanitarie, una cifra dieci volte superiore al 2015: volontari, attivisti, Ong, membri dell’equipaggio delle navi di soccorso, familiari dei migranti e anche giornalisti, sindaci e sacerdoti. Lo ricordano oltre 100 organizzazioni della società civile di ogni ispirazione e di tutti i Paesi dell’Ue che oggi hanno chiesto con un documento congiunto che la nuova Commissione ponga fine alla “criminalizzazione della solidarietà”. Carola Rackete “è solo l’ultimo esempio di come le persone vengono incolpate per aver salvato la vita ai migranti e fornito l’assistenza umanitaria che gli Stati membri non sono disposti o non sono in grado di fornire, nonostante siano obbligati secondo le norme internazionali e il diritto dell’Ue”, si legge nel testo che denuncia la strumentalizzazione politica delle azioni penali “per scoraggiare la solidarietà e creare un ambiente ostile per i migranti”. E ancora: “L’Ue protegge i difensori dei diritti umani all’estero, ma non riesce a proteggere le persone che agiscono in solidarietà con i migranti all’interno dei propri confini”. (clicca qui)

Bimbo autistico rifiutato dalla famiglia: Di Maolo (Ist. Serafico Assisi), “disponibili a prenderlo immediatamente in carico”

“La notizia del bambino autistico di 11 anni rifiutato dalla famiglia mi addolora profondamente e ci tengo a ribadire che il Serafico c’è ed è disponibile a prendere immediatamente in carico il bambino e a dare tutto il supporto necessario anche alla sua famiglia”. Lo dichiara Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi in merito alla vicenda del bambino autistico rifiutato dalla famiglia. “Abbiamo già preso contatti con Casa ‘Sebastiano’, il Centro per l’autismo di Coredo che ha segnalato l’accaduto e – spiega Di Maolo – non ci resta che attendere i provvedimenti che verranno presi dal Tribunale dei minori, a cui è stato affidato il bimbo”. Per la presidente del Serafico, “qualsiasi sia la motivazione che ha spinto questi genitori ad agire così, è doveroso ricordare che abbiamo davanti agli occhi una storia tragica, che non spetta a nessuno di noi giudicare”. Evidenziando la necessità che “lo Stato intervenga, assumendosi le proprie responsabilità”, Di Maolo denuncia che “le famiglie di questi ragazzi con disabilità vengono percepite come un costo, come una voce a carico delle risorse pubbliche. Ma si tratta di una prospettiva totalmente sbagliata”. “La burocrazia, i limiti di spesa, i continui tagli nella sfera della salute e della cura e un welfare ormai obsoleto che continua ad erogare prestazioni standard verso risorse standard, ci stanno facendo perdere di vista la grandezza della vita. Dobbiamo uscire dalla visione assistenzialistica”. (clicca qui)

Benedetto XVI: ieri in visita ai Castelli Romani con una sosta al Santuario della Madonna del Tufo a Rocca

Il Papa emerito nel pomeriggio di ieri, alle ore 16.15, si è recato ai Castelli Romani, prima a Castel Gandolfo, con una sosta nei giardini e al belvedere per la passeggiata e la recita del Rosario, poi al Santuario della Madonna del Tufo a Rocca di Papa e infine, insieme a mons. Raffaello Martinelli, alla Curia vescovile di Frascati dove si è fermato per la cena. Lo ha reso noto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Alle ore 22.30 ha fatto ritorno al Monastero Mater Ecclesiae. La visita faceva seguito a un invito di mons. Martinelli. (clicca qui)

Cuba: morto a L’Avana il cardinale Ortega. Accolse tre Papi in visita nell’isola, a partire da Giovanni Paolo II nel 1998

È morto questa mattina il cardinale cubano Jaime Lucas Ortega de Alamino, arcivescovo emerito di L’Avana. Aveva 82 anni ed era da tempo malato di cancro. Le sue condizioni si erano progressivamente aggravate nelle ultime settimane, tanto che in diocesi erano stati promossi dei momenti di preghiera per la sua salute. Ne dà notizia, attraverso una nota, l’arcivescovo di L’Avana, mons. Juan de la Caridad García Rodríguez. “Cominciamo a sentire la sua assenza, insieme alla nostra riconoscenza affiorano i ricordi delle sue qualità personali e del suo infaticabile zelo pastorale”. Ortega nacque nel 1936 a Cuba; dopo gli studi nel seminario di San Alberto Magno a Matanzas e nel seminario dei Padri delle Missioni estere a Québec (Canada), divenne sacerdote il 2 agosto 1964. Tra il 1966 e il 1967 fu internato per otto mesi in un campo di lavoro. Vescovo dal 1978, nel 1994 fu creato cardinale. Dal 1988 al 1998, e poi dal 2001 al 2007, fu presidente della Conferenza episcopale cubana. Pur perseguitato dal regime in un primo momento, seppe poi cogliere la novità delle aperture di Fidel Castro, che si materializzarono nella storica visita nell’isola caraibica di Giovanni Paolo II, nel 1998. Accolse poi, da arcivescovo, anche Benedetto XVI nel 2012 e Francesco nel 2015. (clicca qui)

Tragedia sulla Palermo-Mazara: mons. Pennisi (Monreale), “la tragica morte di Antony poteva essere evitata”

“Di fronte alla morte prematura di una persona, il vero valore della vita non si desume dal numero degli anni, ma dalla esperienza della misericordia di Dio, dalla qualità delle virtù della persona e dalla certezza che essa ha raggiunto lo scopo per il quale era stata creata cioè l’immergersi nell’abisso dell’amore di Dio”. Lo ha detto oggi l’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, nell’omelia delle esequie, celebrate a Partinico, di Antony Provenzano, il bimbo morto alcuni giorni dopo il fratello Francesco a causa dell’incidente sull’autostrada Palermo-Mazara del Vallo. La vettura era guidata dal padre, adesso in coma, sotto effetto di sostanze stupefacenti. “Unitamente ai sacerdoti e alle comunità ecclesiali di Partinico ci stringiamo con affetto ai familiari di Antony e Francesco, con sentimenti di cristiana solidarietà esprimiamo sgomento per la loro tragica morte, che poteva essere evitata”, ha aggiunto il presule. Che ha invitato a “riflettere con responsabilità sul valore della vita umana, che è messa in pericolo sulle strade da atteggiamenti imprudenti e non rispettosi delle regole del codice della strada, la cui osservanza è finalizzata alla tutela della salute e della vita delle persone e alla promozione di una ordinata convivenza civile”. (clicca qui)

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